Bad Ass, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

Frank Vega (Danny Trejo), un veterano decorato in Vietnam, torna a casa solo per accorgersi che la società e la nazione per cui ha combattuto ed ucciso lo hanno emarginato, lasciandolo senza un lavoro e senza la sua amata fidanzata del liceo, che il soldato al suo ritorno troverà sposata e madre di due figli. A distanza di quarant’anni la situazione non è certo migliorata, almeno fino a quando un alterco su un autobus ripreso con un cellulare, in cui Vega protegge un anziano di colore da una coppia di skinheads, fa di lui un eroe riportandolo a contatto con una comunità che sino ad allora lo aveva ignorato. Il momento di gloria però non durerà a lungo perchè Vega vedrà il suo migliore amico Klondike (Harrison Page) assassinato a sangue freddo. Quando il veterano si accorgerà che la polizia non fa nulla per trovare i responsabili, si metterà egli stesso sulle sue tracce dei criminali e a suon di pugni si farà giustizia, scoprendo al contempo che dietro alla morte dell’amico si celano gli intrallazzi tra un politico corrotto (Ron Perlman) e una pericolosa gang di spacciatori.

Bad Ass è un’operazione tanto anomala e improbabile che quando uscì il trailer qualcuno pensò che fosse una elaborata bufala nello stile del finto trailer di Machete. Invece Bad Ass è un film con tutti i crismi e se sfrutta come incipit alcuni elementi di una clip che ha spopolato su You Tube, in realtà è un sentito e piuttosto riuscito omaggio agli eroi da revenge-movie degli anni 70′ e ’80 (vedi Charles Bronson e suoi eponimi), ai primi brutali action di Steven Seagal, alla Blaxploitation tanto amata da Tarantino e a film come Commando e Danko (la sequenza finale è un omaggio al celebre poliziesco con Schwarzenegger e James Belushi), con protagonista un roccioso eroe di poche parole, capace con la stessa nonchalance di spaccar teste, corteggiare donne e salvare vite.

Bad Ass è radicato nella realtà contemporanea dove internet detta le futili mode del momento, ma se non fosse per i riferimenti a You Tube e la presenza di portatili e chiavette USB, allo spettatore sembrerebbe di guardare un film perfettamente collocabile tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 con un Danny Trejo brutale, protettivo, eroico e carismatico come il personaggio richiede, un’ambientazione degradata, un plot poliziesco e un’evoluzione da revenge-movie che il regista Craig Moss, dopo il pessimo Succhiami, riesce sorprendentemente a tenere sotto controllo senza sconfinare nella parodia più becera.

Bad Ass nonostante le ben poco confortanti premesse si è rivelata al contrario una piacevole sorpresa, un low-budget che ammicca orgogliosamente al filone dei B-movies omaggiando al contempo alcuni dei più divertenti action hollywoodiani, speriamo solo che il film di Moss non diventi una delle tante vittime della distribuzione italiana e non faccia la medesima fine dell’ottimo e ancora inedito Hobo with a shotgun di Jason Eisener, che con il film di Moss ha davvero molto da spartire.

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Note di produzione: nel cast figurano anche Ron Perlman e Charles S. Dutton. L’idea del film è basata su un filmato che vedeva Thomas Bruso, un uomo bianco di 67 anni, avere un alterco su un autobus con un uomo di colore di circa cinquant’anni, lite che finirà in una rissa filmata prima su un cellulare e postata in seguito su You Tube diventando un video virale che potete visionare in coda al post.

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