B-cult, Fido

di Pietro Ferraro 2

Oggi per lo spazio dedicato ai B-movies vi proponiamo Fido, pellicola canadese che miscela horror e comedy con il filone zombie, sfuttando a dovere un’intrigante ambientazione anni ’60 da spot pubblicitario ed un cast di alto profilo, oltre naturalmente ad una serie di doverosi omaggi al maestro George Romero con una stravagante declinazione comedy che regala momenti surreali davvero unici.

L’incipit ci mostra attraverso filmati stile cinegiornali d’epoca cosa è accaduto durante La guerra degli zombie e come, dopo aver circoscritto il mortifero contagio, i morti viventi siano divenuti grazie a speciali collari che ne inibiscono l’istinto famelico dei veri e propri servitori mansueti e sottomessi, ambiti come status symbol dalla casalinga media americana.

Tra queste ambiziose casalinghe c’è la bella e perennemente insoddifatta Helen Robinson (Carrie-Anne Moss) madre del piccolo Tim (K’Sun Ray) e moglie del fobico Bill (Dylan Baker) a cui imporrà la presenza in casa di uno zombie-servitore di nome Fido (Billy Connolly) che finirà per sgranocchiar vicini e insidiare la bella padrona.

Il regista Andrew Currie confeziona un piccolo gioiello di satira che mette alla berlina la società americana degli anni ’60 e di contro anche quella odierna che tra costosissima tecnologia all’ultimo grido e brand-mania vive inesorabilmente di edulcorata luce riflessa e imposti bisogni virtuali.

Purtroppo pur accolto positivamente dalla critica Fido finirà per floppare clamorosamente ai botteghini con uno dei risultati più fallimentari di sempre, quindi noi di contro lo inseriamo nei nostri B-cult preferiti di sempre con il consiglio, se amate il genere e non disdegnate l’ibridazione comedy di cult come L’alba dei morti dementi e Benvenuti a Zombieland, di ripescarlo dandogli l’attenzione che merita.

Da rivalutare perchè: incassi a prescindere il film è curato in ogni suo dettaglio e omaggia il filone con intelligenza e humour.


Commenti (2)

  1. L’ambientazione è più Anni Cinquanta che Sessanta: abiti, acconciature, TV in bianco e nero, rimandi al segregazionismo pre-Kennedy, conformismo, ruolo della donna ne sono alcuni fra gli indicatori principali.

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