B-cult, Dellamorte Dellamore

di Pietro Ferraro 4

Visto che in questi giorni si è vociferato di un possibile sequel per il Dellamorte Dellamore di Michele Soavi e il 16 marzo approda nelle sale la versione americana del Dylan Dog creato da Tiziano Sclavi, oggi per i B-cult vi proponiamo proprio il film di Soavi datato 1994 che vedeva protagonista il Rupert Everett che aveva ispirato a Sclavi le fattezze del suo indagatore dell’incubo.

Il film ci narra il quotidiano del custode del  cimitero di Buffalora, Francesco Dellamorte e del suo assistente Gnaghi impegnati a debellare un’epidemia zombificatrice che trasforma ogni abitante della città deceduto e poi seppelito nel cimitero comunale in un affamato Ritornante.

Dellamorte Dellamore contiene in se molte delle caratteristiche  che ritroveremo nella serie a fumetti, il romanzo è antecedente al debutto di Dylan Dog nelle edicole anche se la pubblicazione è avvenuta a posteriori, tra questi i gradevoli eccessi di black humour e un rapporto surreale e straniante con la realtà del protagonista spesso vittima di oniriche fughe dalla realtà, senza calcolare un finale davvero azzeccato, tutti elementi che contribuiscono a trasformare il film in un piccolo oggetto prezioso.

Naturalmente il film non è privo di imperfezioni, come la performance da brividi e non in senso orrorifico di Anna Falchi e qualche momento in cui Soavi non riesce a bilanciare a dovere humour e horror, due elementi dai delicatissimi equilibri, finendo per sconfinare nell’involontaria parodia demenziale, terreno decisamente altro rispetto alle suggestioni del romanzo puntate al grottesco.

Da rivalutare perchè: un film da riscoprire e godersi con il senno di poi, sorvolando sulle limitazioni tipiche di molto cinema italiano, ma che non minano assolutamente l’ottimo risultato finale, oltretutto rivedere Everett con un look che rimanda al Dylan Dog originale è sempre un gran piacere.

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