B-cult, Black Sheep-Pecore assassine

di Pietro Ferraro 1

Oggi per i B-movies da riscoprire vi proponiamo Black Sheep-Pecore assassine, recente horror-comedy che si pone in evidenza per originalità e anarchica ironia in quanto prima ed unica ad avere come protagoniste delle pecore mutagene assetate di sangue.

Intrigante e a dir poco spassosa l’idea di un gregge di pecore mannare che infestano la bucolica Nuova Zelanda mutate in letali macchine di morte belanti da un ambizioso  allevatore, a farne le spese oltre al circostante contado anche il fratello del novello Dr. Frankenstein che di ritorno alla fattoria di famiglia vedrà trasformata in agghiacciante realtà la sua fobia per gli ovini.

L’allora esordiente Jonathan King gioca in casa utilizzando come base il genere beast-movie, omaggia apertamente due capisaldi del genere splatter come Bad taste e Splatters-Gli schizzacervelli del connazionale Peter Jackson, cult infarciti come la pellicola di King di folle black-humour e del regista de Il signore degli anelli utilizza anche la dovizia tecnica negli effetti speciali, fruendo dei servigi della Weta Workshop società neozelandese che ha contribuito all’ambiziosa incursione nella Terra di Mezzo del regista di King Kong.

Pur essendo di fronte ad un B-cult fresco di nomina a cui solo il tempo saprà dare ulteriore credibilità, Black Sheep-Pecore assassine resta uno dei pochi esempi di perfetta commistione di horror, gore e comedy, un genere ibrido che dopo gli esaltanti esordi di Sam Raimi e Peter Jackson negli anni ’80, nell’ultimo decennio resta saldamente appannaggio della cinematografia made in Japan.

Da rivalutare perchè: se si conosce a fondo il genere splatter e se ne voglia gustare un’ulteriore variazione sul tema ricca di inquietante ironia, il ripescaggio del film di King è quasi d’obbligo.

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