Antichrist: recensione film di Lars Von Trier

di Redazione 52

Una coppia di coniugi perdono il figlioletto in un tragico incidente, così entrambi decidono di trasferirsi in una localita isolata per elaborare il lutto e riscostruire il loro rapporto, ben presto qualcosa di maligno prenderà forma e trascinerà la coppia in un incubo infernale che porterà entrambi ad interrogarsi sulla vera origine della natura umana…

Bella patata bollente questo ultimo film di Lars Von Trier, io mi pongo a mezzavia fra detrattori ed estimatori del regista in questione, non per un fatto puramente diplomatico, ma perchè come capita spesso in ogni filmografia ci sono sempre titoli deboli o che non mi convincono, sfornare una sequela di capolavori è molto difficile, il passo falso rimane comunque fisiologico e sempre dietro l’angolo, e poi non amo gli irriducibili a prescindere.

Oltretutto qui si parla di un regista che ama provocare e scuotere il pubblico e con Antichrist succede, che siano risatine, fischi, o imbarazzanti silenzi è chiaro l’intento del regista di provocare una reazione, qualunque essa sia.

Il film parte con una sorta di patinato prologo stile videoclip che già annuncia con fermezza che la donna, la religione, il sesso e la natura umana verranno frullati ben bene dal regista e che in questo film si paleseranno appieno tutte le problematiche e i dilemmi che la depressione, che ha afflitto il regista, hanno portato a galla.

Che Antichrist sia a tratti intrigante è indubbio, lo stile, la tecnica, la narrazione, alcune immagini molto suggestive vanno di pari passo con cadute di tono estreme ed una recitazione dei due protagonisti enfatica e sempre sull’orlo di una crisi di nervi, nonchè una prolissità e ridondanza che a volte irritano e provocano inesorabilmente qualche spazientita intemperanza da parte dello spettatore.

Descrivere meticolosamante le scene di sesso esplicito o l’incubo visonario in cui cade la coppia rovinerebbe la visione del film oltre ad essere alquanto difficile e profondamente sbagliato, quindi ci limiteremo come al solito ad avvertire che questo non è un horror a sfondo demoniaco, ma più un thriller psicologico a tinte horror il che è decisamente un’altra cosa.

I generi mal si addicono al regista quindi alle orde di fan dell’horror  in cerca de L’Esorcista o a chi ama l’horror nella sua veste più classica questo non è il film giusto, qui l’orrore ha altre radici e altri contesti, e si rischia una bella delusione.

E’ indubbio che con antichrist, Lars Von Trier abbia molto aiutato i detrattori del suo cinema, esporsi in questo modo dimostra comunque un coraggio o una follia artistitica estremi, ma comunque apprezzabili.

Voti e giudizi a parte, Antichrist è un provocatorio e disperato esempio di cinema altro che, fatte le dovute eccezioni, va comunque visto perchè è un cinema si deliberatamente e spudoratamente masochista, ma che porta comunque alla discussione e alla riflessione e in un contesto dove l’intrattenimento puro la fa da padrone non mi sembra poco.

Commenti (52)

  1. @ fabri é scontato che questo non è un film da far vedere alle famigliole. per via delle tematiche trattate e di alcune immagini che anche a me hanno fatto voltare la testa. Ma con un pò di ragione si può capire che certe cose che ci fanno ribrezzo o paura vengono rifiutate. Il nostro filtro mentale che percepisce è poi anche quello che giudica.Considerando per esempio il fatto che la notte nei nostri sogni succedono a volte cose che più spesso rimuoviamo e se ricordiamo la mattina ci vergogniamo di raccontare. Intendo dire che la natura umana è complessa, senza contare che millenni di cultura religiosa (ma anche patriarcale) hanno appesantito la coscienza di molte donne e uomini con nevrosi (dissimulate a livello conscio) di vario genere nei confronti del sesso opposto. Quindi dico che Antichrist è un film che ci tocca interiormente e ci fa riflettere. Poi gli imbecilli che hanno paragonato l’uso della telecamera di Lars von Trier alla cinepresa dello zio probabilmente non sanno che questa è una scelta precisa del regista e che c’è dietro uno studio della fotografia che neanche si immaginano. E ancora, come nei sogni, si vedono cose assurde, come la volpe che parla; ma il cinema stesso non è già una cosa assurda, una finzione, una distorsione della realtà? Che poi l’animo del regista in questo film resti negativo e pessimista come in quasi tutti i suoi film non ci piove. Ma per avere un animo positivo non si dovrebbe rifiutare il negativo, ma conoscerlo, passarci attraverso.Come si fa ad avere la stanza pulita se non si guarda lo sporco?

  2. è chiaro che chi pensava di andare a vedere un horror hollywoodiano preconfezionato, fatto di immagini e situazioni topiche (e quindi alla fine rassicurante) ha sbagliato film. Ci sono registi che si pongono mirabolanti obiettivi e confezionano opere vuote (vedi Malick “tree of life”) e ci sono registi che apparentemente parlano di una tragedia intima e famigliare ma in realtà danno una visione globale degli sconvolgimenti della contemporaneità. La morte del bambino nel film di Trier è una metafora della morte di Dio e l’elaborazione del lutto da parte della coppia ci porta dentro a tutte le tematiche chiave della nostra epoca. Il difficile rapporto tra uomo e donna declinato attraverso la storia della violenza sulle donne in un modo lucido e assolutamente innovativo (con buona pace di chi cerca le solite ovvietà su streghe e inquisizione) e le luci e le ombre della nuova fede della contemporaneità ovvero la psicanalisi, tema che si sviluppa attraverso il lavoro del marito/psicologo e grazie a una sceneggiatura semplicemente meravigliosa. La via mistica della donna che ci mette il corpo al punto di tagliarsi il clitoride vivendo sulla propria pelle la morte delle certezze (la morte del bambino) e la via razionale delle lucide e fredde spiegazioni dell’uomo che padroneggia la natura e le emozioni dentro gli schemi della nuova religione della psiche. Il tutto dentro un talento visionario straordinario, movimenti di macchina che creano claustrofobie o liberazioni, fotografia e effetti speciali inseriti inestricabilomente nel senso della trama e, ripeto, una sceneggiatura dalla grande sottigliezza filosofica e interpretata magistralmente dai due attori. Anche Pasolini creava disgusto e critiche molto simili a quello di Trier, segno che qualcosa di profondo nelle nostre criminali coscienze borghesi è stato fortemente toccato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>