An Education, recensione

di Pietro Ferraro 2

Periferia di Londra, anni ’60, la diligente studentessa Jenny Miller (Carey Mulligan) pianifica con i genitori il suo futuro, collezionando bei voti in una scuola femminile che gli dovrebbe permettere di entrare senza troppa fatica nella prestigiosa Università di Oxford.

Sin qui tutto bene, Jenny è una sedicenne come tante, ama il francese, Juliette Gréco e sogna un viaggio nella romantica Parigi, forse più matura e colta rispetto alla sue coetanee e con un futuro ben chiaro nella mente.

Poi accade l’inatteso, un incontro con un fascinoso uomo piu grande di lei, la sua corte discreta, la conoscenza del suo mondo fatto di viaggi, arte e musica,  così Jenny lentamente si lascia affascinare, e Oxford e il sogno di fare l’insegnante perdono inesorabilmente un fascino che forse non hanno mai realmente avuto.

Il destino però, che non perde occasione di rammentarci che la vita è ben diversa dalle fiabe, vorrà che il principe azzurro sia in realtà uno sbiadito re senza regno ne corona, e che il sentimento provato e la maturità sin troppo cercata costino assai cari e Jenny, che si ritroverà a giocare alla donna di mondo  in un mondo labile e truffaldino che tenterà di divorarle futuro, sogni ed innocenza.

Iniziamo con un pò di curiosità, tre nomination agli Oscar 2010 per il film della ragista danese Lone Scherfig, miglior film, nomination come miglior attrice per la deliziosa e talentuosa Carey Mulligan (Orgoglio e pregiudizio, Nemico pubblico) e nomination alla miglior sceneggiatura non originale, il pezzo forte dell’intera operazione, basata su memorie autobiografiche della giornalista inglese Lynn Barber, ad opera dello scrittore Nick Hornby, autore tra l’altro dei romanzi Febbre a 90°, Alta fedeltà e About a boy-un ragazzo, tutti adattati per il grande schermo.

An education merita indubbiamente la nomination agli Oscar, è un film che cattura con piccoli gesti, e una ricercata attenzione per una storia fatta di fascinosa quotidianità, nobilitata dalla brava protagonista, perfetta nella parte, e che non potrà non incantare con le sue graziose mise anni ’60 che in più di un’occasione ci hanno ricordato la levità della splendida Audrey Hepburn, in special modo nelle sequenze parigine.

La Sherfig riesce a dare al film un’eleganza ed una sobrietà davvero intriganti, anche qunado si tratta di affrontare il rapporto tra i due protagonisti non vi è mai l’accento pruriginoso e voyeuristico della situzaione, tutto è delicato, quasi bisbigliato.

Questa eleganza e formalità nella messinscena funziona molto bene nella prima parte del film, quella dell’apprendistato ad una vita tanto intrigante e priva di responsabilità, quanto fragile come cristallo, poi quando il dramma e la realtà  nuda e cruda bussano alla porta, il film non osa, non si discosta dal suo formale distacco verso i sentimenti e il dolore, lasciando agli spettatori l’arduo compito di emozionarsi per e con la protagonista, e di sperare in una sua rivalsa, compito che sarebbe spettato alla regista che però, scelta rispettabilissima, preferisce restare sempre un passo indietro, evitando qualsiasi indiscreta invasione di campo,

An education alla fine conquista proprio per questa sua sobrietà a cui collabora un cast eccezionale, sempre puntuale nel regalare perle di recitazione il bravo Alfred Molina, amorevole padre e genitore dalle armi spuntate, e anche se ogni tanto la regista eccede nel sottrarre, An Education resta una piccola perla che non fa che confermare la vitalità e l’indubbia classe del cinema inglese.

Commenti (2)

  1. Mi ha lasciato l’amaro in bocca questo film, troppi punti oscuri, una leggere superficialità dei genitori pronti a tutti per cosa? Giovani yuppi con molto successo e pochi scrupoli, ma a che pro? Ma la cosa più amara è lo sguardo di chi ha dedicato allo studio tutta una vita e si sente dire “Lei è morta dentro, senza scopi e ambizioni” solo perché è un’insegnante? Mi ha spaventata la frase “morta dentro” che vuol dire?

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