A 30 secondi dalla fine, recensione

di Pietro Ferraro 2

Oscar Manheim (Jon Voight) conosciuto come Manny è una sorta di eroe tra i detenuti del carcere di massima sicurezza di StoneHaven, ogni tentativo di piegarne la volontà da parte del direttore del carcere, lo spietato Warden Ranken (John P. Ryan), non ha sortito alcun effetto e Manny dopo l’ennesimo periodo di isolamento, che stavolta gli è costato tre anni di luce, è pronto una volta uscito a tentare un’evasione, nonostante all’esterno del penitenziario situato in Alaska neve, ghiaccio e una temperatura di venti gradi sotto lo zero rendano l’impresa un vero e proprio suicidio.

Manny comunque nonostante le condizioni proibitive riuscirà ad evadere con l’aiuto di Buck (Eric Roberts) un altro detenuto che lo seguirà in questa folle impresa, una volta all’esterno e raggiunta una stazione ferroviaria, la coppia abbandonerà le divise carcerarie e rubati alcuni indumenti sceglierà un convoglio in cui nascondersi in attesa che terminata la sosta il treno riprenda la sua corsa,  allontanandoli il più possibile dal penitenziario e dagli uomini che nel frattempo Ranken ha sguinzagliato sulle loro tracce.

Quello che Manny e Buck non sanno e che il conducente del convoglio su cui sono saliti è morto a causa di un infarto cadendo dal treno ancora in movimento e che i freni d’emergenza del treno sono fuori uso, così convinti di viaggiare verso la libertà non si accorgeranno del costante e repentino aumento della velocità del treno lanciato in una folla corsa, fino che non sarà troppo tardi per riuscire ad abbandonarlo.

A 30 secondi dalla fine è un classico anni’80 che ha tra i suoi punti di forza la regia del russo Andrej Koncalovskij nel suo periodo americano che lo vide tra l’84 e l’89 dirigere una manciata di pellicole tra cui l’action Tango & Cash.

L’incipit da classico prison-movie si trasforma ben presto in una frenetica corsa verso la morte all’insegna dell’action-thriller coadiuvata da suggestive location, una regia muscolare e attori e caratteristi di calibro su cui svetta un grande Jon Voight.

A 30 secondi dalla fine a venticinque anni dalla sua uscita in sala resta un solido film d’azione dalle caratteristiche uniche regalategli da un regista proveniente dal cinema d’autore russo, dalla sceneggiatura in origine scritta dal maestro Akira Kurosawa e da un’immersiva ambientazione che amplifica l’intrigante  connotazione ansiogena della pellicola.

Note di produzione: nel cast figurano una quasi irriconoscibile Rebecca De Mornay al suo quarto film e Danny Trejo al suo debutto, i due protagonisti del film oltre ad essere parenti d’arte, Eric Roberts è il fratello della diva Julia e Jon Voight il padre di Angelina Jolie, ricevettero per le loro performance nel film una nomination agli Oscar, alcuni elementi e citazioni del film li ritroviamo nel recente action Unstoppable-Fuori controllo di Tony Scott.

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