13 assassini, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 2

Il Giappone feudale sta vivendo un periodo di pace, l’era dei guerrieri samurai è ormai al tramonto, ma la pace e la serenità del popolo è minacciata dalla scalata al potere del sire Naritsugu crudele e folle fratellastro dello Shogun in carica che grazie alla protezione fornitagli dalla sua alta carica perpetra mostruosità contro il popolo e gli altri clan, stuprando e mutilando giovani donne per puro diletto, uccidendo bambini e trucidando chiunque si frapponga fra lui e la sua conclamata pazzia.

Dopo che un membro di un potente clan per protesta si toglie la vita con l’antico rituale del seppuku, il samurai Shinzaemon Shimada (Koji Yakusho) viene ingaggiato in segreto per portare a termine l’eliminazione di Naritsugu, onde vendicare tutti quelli che sono morti per suo capriccio e per evitare che termini la sua scalata politica, puntando ad entrare nel consiglio degli Shogun con effetti devastanti facilmente prevedibili sull’intera nazione.

Shinzaemon recluterà per questa missione altri undici samurai tra questi due ronin, samurai senza padrone che combattono per denaro, un giovane che ancora deve bagnare la sua katana con il sangue di un nemico e il nipote Shinroukuro, al gruppo si unirà lungo la strada anche Kiga Koyata, un cacciatore che afferma di diecendere da una stirpe di samurai e che oltre a fargli da guida si unirà al manipolo di guerrieri per la cruenta battaglia finale.

Il piano è preparare un’imboscata fortificando un villaggio che si trova lungo la strada che Naritsugu e la sua scorta dovranno percorrere per raggiungere la città di Edo, quello che i tredici non sanno è che la scorta che doveva essere composta da settanta soldati in realtà ne conterà oltre duecento.

Il geniale Takashi Miike tra il sequel Zebraman 2 e il live-action dedicato all’amatissimo anime Yattaman confeziona questo strepitoso Jidaigeki, in Giappone un genere che comprende pellicole solitamente ambientate nel giappone feudale del periodo Edo, sfornando un vero capolavoro, di quelli che lasciano il segno tra suggestioni western e inquadrature che nella battaglia finale da antologia sublimano il genere, regalando un’immersività e una cura per il dettaglio dall’impatto visivo straordinario, supportato da interpreti di caratura e messinscena di altissimo profilo.

13 assassins dimostra ulteriormente l’ecletticità di un regista che sfugge alle etichette  e che troppo spesso molti tentano di imbrigliare in un elitaria cornice da cinema d’autore, dimenticando il suo essere fiero ed istrionico rappresentante di tanto vitale cinema di genere.

Note di produzione: il film è il remake di un classico di Eiichi Kudo datato 1963 tratto a sua volta da fatti reali, il produttore della pellicola Toshiaki Nakazawa è lo stesso della pellicola premio Oscar Departures.

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