Spider-Man, recensione
Il giovane studente Peter Parker (Tobey Maguire) durante un visita in un laboratorio scientifico viene morso da un ragno radiottivo evaso da un teca, il morso gli donerà poteri straordinari che risulterano una commistione di instinto d’insetto, agilità e forza sovrumana, nonchè l’intrigante modifica genetica tipica degli aracnidi, che gli permette di produrre ragnatele.
In principio Parker, che orfano vive con i suoi zii, prenderà sottogamba la responsabilità che comporta il suo nuovo dono, una leggerezza che costerà la vita allo zio e lo farà cadere in una profonda crisi, che sfocierà in una nuova e più alta missione, proteggere i cittadini inermi di New York dall’imperante criminalità.
Cosi Peter Parker segretamente innamorato della bella Mary Jane (Kirsten Dunst) a sua volta fidanzata con il suo migliore amico, il ricco rampollo Harry Osborn (James Franco), comincerà ad utilizzare i suoi poteri nella giusta direzione, ma questo attirerà inevitabilmente l’attenzione di un supercriminale anch’egli geneticamente modificato, il folle Goblin (Willem Dafoe), che minaccerà la famiglia del neo-supereroe sfidandolo ad una mortale resa dei conti.
Spider-Man come il collega DC e ultra-dark Batman di Tim Burton ha avuto la sua consacrazione sul grande schermo dopo una vita tra tavole disegnate, videogames, zainetti scolastici e nostalgici cartoon, e come per l’uomo-pipistrello è stato scelto un geniale ed estroverso talento per narrarne genesi e gesta in celluloide, in questo caso la patata bollente è toccata al genio anarcoide di Sam Raimi, un gusto per lo humour nero e un innato senso per il fantastico applicato e controllato in maniera eccelsa per donare all’uomo-ragno la giusta dimensione cinematografica.
Raimi, che dopo l’esordio con il cult-splatter Evil dead ha lentamente conquistato Hollywood, dimostra ampiamente quanto possa aver amato questo supereroe rispettandone appieno la sorprendente gamma emotiva e un’epica supereroistica che sonda la supernormalità come ostacolo, ma anche difesa ultima, dal tanto vituperato lato oscuro di lucasiana memoria.
Humour, citazioni, effetti speciali realistici e mai invasivi, un super-villain di gran lusso che ha il volto scavato e il ghigno luiferino di Willem Dafoe, una serie di giovani promesse e Tobey Maguire, un talentuoso protagonista perfettamente consapevole del suo ruolo e con il giusto mix di fragilità e istinto per la recitazione.
Spider-Man sarà il primo di una spettacolare trilogia, un esempio di cinefumetto d’alto profilo che colpisce al cuore passando per gli occhi, sicuramente il migliore del trittico in confronto al discreto sequel e al sin troppo carico terzo capitolo. Da vedere a prescindere, sia che amiate o no le origini fumettare del protagonista, un ottimo esempio di riuscito mix tra spettacolo, intrattenimento ed emozioni.
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