Codice Magnum, recensione

L’ex-agente FBI Mark Kaminski (Arnold Schwarzenegger), ora ritiratosi in una piccola cittadina del Nord Carolina dove si occupa dell’ordine pubblico in veste di sceriffo, viene contattato da Harry Shannon (Darren McGavin), un suo vecchio amico a capo dell’FBI che intende utilizzarlo per una pericolosa missione sotto copertura. Kaminski, che è finito in esilio a causa di un interrogatorio piuttosto irruento in cui ha brutalizzato un sospetto, reo di aver molestato, ucciso e mutilato una giovane ragazza, decide di accettare l’incarico.

Kaminski scoprirà che il figlio di Shannon, agente dell’FBI, è stato recentemente ucciso a sangue freddo da un killer durante la protezione di un testimone chiave, testimone che avrebbe dato un colpo decisivo alle attività criminose di un’organizzazione mafiosa gestita dal boss Luigi Patrovita (Sam Wanamaker).

A Kaminski il compito di assumere l’alias del criminale in cerca di un lavoro Joseph P. Benner, farsi notare dal boss in questione e guadagnarsi la sua fiducia così da poter mettere in atto un vero e proprio piano di vendetta. Purtroppo questa operazione non ha alcun appoggio delle autorità, ma è un’iniziativa personale di Shannon che però prospetta a Brennan l’allettante possibilità di un reintegro nell’FBI, cosa che potrebbe salvare il suo matrimonio ormai alla deriva.

Codice Magnum ha avuto la medesima fortuna di altri crime a sfondo poliziesco come ad esempio il Giustizia a tutti i costi di Steven Seagal o Il codice del silenzio con Chuck Norris, quello di avere un regista d’esperienza, in questo caso il veterano John Irvin del bellico I mastini della guerra, capace di creare una solida struttura a sostegno di attori non propriamente espressivi, in questo caso forse il piu legnoso Schwarzy di sempre, fornendogli un’appropriata cornice in cui muoversi e caratteristi di livello a supporto, riuscendo così a dare un minimo sindacale di credibilità all’intera operazione, ma soprattutto alla performance del protagonista.

Codice Magnum risulta così anche a distanza di anni un discreto poliziesco a tinte action capace ancora di intrattenere seguendo fedelmente tutti i clichè del filone crime con infiltrato, filone che ricordiamo ha figliato classici come il Donnie Brasco di Mike Newell.

Note di produzione: purtroppo per i produttori che speravano in qualcosa di più, ricordiamo che il precedente Commando aveva fatto faville ai botteghini, Codice Magnum invece riuscirà in patria solo a raddoppiare il budget investito che all’epoca era di circa 8 milioni di dollari.