Womb, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 2

Rebecca (Eva Green) e Tommy (Matt Smith) si conoscono da ragazzini, si piacciono, ma destino vuole che vengano separati dopo un breve periodo trascorso insieme a causa della madre di Rebecca che vive a Tokio e dopo aver lasciato la figlia per un periodo con il nonno, ora vuole che vada a vivere con lei in Giappone. I due non riusciranno a salutarsi e Rebecca partirà con una peso sul cuore che da quel momento non l’abbandonerà mai.

Dodici anni dopo Rebecca ormai adulta tornerà a cercare Tommy e i due ritroveranno da subito quell’intimità e quel legame che gli anni e la distanza non hanno affievolito, purtroppo il destino tornerà a batter cassa e Tommy perderà la vita investito da un’auto. Il dolore per la scomparsa di Tommy porterà Rebecca a prendere una decisione drastica e a prestare il proprio corpo per far nascere un clone del suo mancato amore, scelta che avrà per lei conseguenze inimmaginabili.

Womb arriva nelle nostre sale con due anni di ritardo e dopo aver transitato al Festival di Locarno. Il lato thriller dell’operazione da alcuni enunciato è praticamente assente, siamo invece di fronte ad un solido dramma d’autore a tinte romance con una digressione fantascientifica fortemente ancorata ad una realtà priva di elementi tecnologici, un approccio molto simile a quello avuto da Mark Romanek per il suggestivo Non lasciarmi, in questo caso al centro della narrazione ci sono clonazione e maternità.

Il regista ungherese Benedek Fliegau nonostante la tematica fantascientifica da al racconto una dimensione fortemente umana ed intimista, accentrando la narrazione sui due personaggi principali, lasciando che la società resti sfocata ai margini e costruendo un microcosmo isolato in cui far evolvere un rapporto madre-figlio dalle fondamenta inesorabilmente fallaci, nato dall’egoismo e dal dolore che finirà solo per dispensare altro dolore e tanta confusione.

Fliegau confeziona un racconto dai tempi dilatati capace di sfruttare silenzi e location in maniera egregia e di porre questioni etiche di enorme portata, inserendole all’interno di una storia d’amore che evolve in tragedia e di una maternità che figlia fantasmi da un passato che avrebbe dovuto restare tale.

Womb conserva in se tutti gli stilemi di un cinema fortemente autorale, che però grazie a due protagonisti particolarmente convincenti, una regia lineare e una tematica come la clonazione, che possiede in sè tutti i dilemmi etici del caso, potrebbe puntare ad un platea un tantinello più ampia dei consueti cultori di cinema d’autore.

Nelle sale a partire dal 31 agosto 2012

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Note di produzione: L’attore inglese Matt Smith è noto al pubblico televisivo per aver interpretato il Dottore in tre stagioni della serie tv Doctor Who; Il regista ha paragonato la storia del suo film al mito di Orfeo ed Euridice narrato ne Le metamorfosi di Ovidio; Le suggestive location della pellicola si trovano in Germania sull’estremità orientale della penisola di Eiderstedt bagnata dal Mare del Nord.

Commenti (2)

  1. Il film è decisamente mediocre, nel finale cade nel banale e soprattutto nel grottesco.
    Un finale davvero assurdo che fa scadere il film, che aveva anche un’idea buona, ma realizzazione pessima.
    Si salva, ovviamente Eva Green.

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