Un film sui Rolling Stones: ecco “Exile on Main” in versione audiovisiva!

di Cinemaniaco Commenta

Il film sarà ispirato al libro di Robert Greenfield Exile On Main Street: A Season In Hell With The Rolling Stones, pubblicato nel 2006 e imperniato su una lunga intervista che l'autore realizzò con Keith Richards durante le session del disco omonimo, registrato in una villa in Costa Azzurra dove gli Stones si erano rifugiati per motivi fiscali.

Il potere della musica, quando quest’ultima lascia il segno, è infinito. Camaleontico. Capace di evolversi nel tempo, di maturare come un frutto o invecchiare bene come un buon vino. E i Rolling Stones rappresentano in pieno questo prezioso clichet.

Uno dei loro dischi leggendari darà il titolo a un film. Tutto parte dalla storia del making of di Exile on Main Street (1972), uno degli album più famosi e più tributati durante la lunga storia dei Rolling Stones. Il film sarà ispirato al libro di Robert Greenfield Exile On Main Street: A Season In Hell With The Rolling Stones, pubblicato nel 2006 e imperniato su una lunga intervista che l’autore realizzò con Keith Richards durante le session del disco, registrato in una villa in Costa Azzurra dove gli Stones si erano rifugiati per motivi fiscali.

Il proprietario della Virgin Richard Branson ha comprato circa quattro anni fa i diritti del libro: il regista del film sarà Andy Goodard, che ha diretto numerosi episodi della serie Downton Abbey e che nel 2014 ha firmato Set Fire To The Stars. Goodard sarebbe ora impegnato nei casting per la scelta degli attori a cui affidare i ruoli chiave di Mick Jagger e Keith Richards.
Il making di Exile on Main Street rappresenta uno dei momenti più complessi e controversi della storia della band. Una storia ricca di colpi di scena. Le cronache di quei giorni, ben raccontate dal regista Steven Kijack nel documentario Stones in Exile, arrivato nei cinema nel 2010, raccontano di una band ancora in stato di grazia creativa ma alle prese con la gestione della propria condizione di star mondiali. Le session furono caotiche, così come lo stile di vita dei musicisti, soprattutto a causa delle droghe. Nella sua biografia Stone alone, il bassista Bill Wyman, che ha lasciato la band nel 1993, ha raccontato che durante quelle sedute di registrazione il gruppo si divise sostanzialmente in due: da una parte quelli che prendevano droga (ossia Keith Richards e l’altro chitarrista Mick Taylor), dall’altra quelli non ne facevano uso (Jagger, Charlie Watts e lo stesso Wyman). Il risultato finale fu comunque un doppio album di straordinario livello.

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