The warrior’s way, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

Yang (Jang Dong-gun) è un abile spadaccino che mira a diventare il più grande guerriero mai esistito, durante una faida tra clan a lui viene chiesto di sterminare gli ultimi avversari rimasti in vita, compresa una neonata che rappresenta l’ultimo membro del clan rivale ancora in vita.

Yang disubbidirà all’ordine e presa la bambina con sè fuggirà in America dove proverà a rintracciare un amico di vecchia data che vive a Lode, una sperduta cittadina del vecchio west, dove possiede una lavanderia.

Giunto sul posto però l’amico è morto e ad attenderlo troverà una lavanderia abbandonata e le poche anime che abitano Lode, alcuni delle quali sono membri di un circo ormai fallito, a dargli una mano ad ambientarsi ci penserà Lynne (Kate Bosworth) aspirante lanciatrice di coltelli a cui un fuorilegge ha ucciso i genitori quando era ancora adolescente e che si innmorerà dello straniero e l’aiuterà a riaprire la lavanderia e a cominciare una nuova vita.

Purtroppo il passato di Lynne e quello di Yang torneranno a bussare alla porta e ai due non resterà che unire le forze e contrastare, con il supporto dei cittadini di Lode e un ex-pistolero alcolizzato (Geoffrey Rush) dalla mira eccezionale, l’assalto di un orda di fuorilegge capeggiati proprio dall’uomo che ha reso Lynne orfana.

Purtroppo i guai non sono finiti perchè anche i vecchi membri del clan di Yang non hanno dimenticato il suo tradimento e sbarcati in America riusciranno a rintracciarlo e al guerriero toccherà impugnare ancora una volta la spada per un ultima sanguinosa resa dei conti.

The warrior’s way vede il debutto del regista coreano Sngmoo Lee in una co-produzione coreano-statunitense che vede coinvolto anche l’americano Barrie Osbourne già producer per la trilogia de Il signore degli anelli.

La pellicola si è rivelata una piacevole digressione sul genere western e sul filone samurai, vedi la serie tv anni ’70 con protagonista il samurai Itto Ogami, in questo caso virato verso l’immaginifico Wuxiapian, il cappa e spada cinese con tanto di spettacolari combattimenti a fil di spada e coreografie acrobatiche che hanno fatto la fortuna di classici come La tigre e il dragone o La foresta dei pugnali volanti.

Lee comprime parecchi elementi all’interno di un universo efferato, epico, kitsch e oltremdo fumettoso, realizzato come una sortta di comic-in-motion con location virtuali, massiccio uso di effetti visivi e una fotografia satura che un pò come nel Sukiyaki Western Django di Takashi Miike dona alla messinscena suggestioni cromatiche surreali di pregevole fattura, ma che certamente potrebbero non incontrare il gusto di chi ama film con location d’ampio respiro e all’insegna del realismo.

The warrior’s way è senza dubbio un prezioso oggetto anomalo, un ibrido coraggioso e ricco di raffinate citazioni che purtroppo negli States non ha avuto molta fortuna ai botteghini, ma anche se la ricercata confezione potrà renderlo ostico al grande pubblico se si ama il genere un ripescaggio, magari in DVD è d’obbligo.

Note di produzione: il protagonista Jang Dong-gun è al suo primo film in lingua inglese, l’attrice Kate Bosworth è stata Lois Lane nel Superman returns di Bryan Singer e Geoffrey Rush ha ricevuto una candidatura agli Oscar 2011 come miglior attore non protagonista per la biopic storica Il discorso del re.

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