The Unsaid-Sotto silenzio, recensione

di Pietro Ferraro 6

Michael Hunter (Andy Garcia) sta affrontando un periodo buio della sua vita, appassionato psicoterapeuta di successo si ritrova impotente davanti ad un suicidio in famiglia, il figlio si toglie la vita gettando Hunter e la moglie nello sconforto e nella disperazione, mentre Hunter si trova da solo a combattere con i sensi di colpa e a dubitare di se stesso e della professione tanto amata.

Quando ad Hunter viene proposto un caso disperato, un ragazzo dell’età del figlio suicida che si trova ricoverato in un istituto psichiatrico dopo che da ragazzino ha assistito ad un brutale omicidio in famiglia che pare aver rimosso seppellendolo nel suo subconscio, sembrerà all’uomo l’occasione giusta per confrontarsi con il proprio lutto non ancora pienamente elaborato.

Hunter deciderà di aiutare il ragazzo con il duplice scopo di aiutare anche se stesso confrontandosi con l’ombra del figlio suicida, questa sua non completa neutralità rispetto al caso lo porterà inevitabilmente ad un confronto pericoloso in cui ad un certo punto il rapporto medico/paziente vacillerà e Hunter rischierà di essere manipolato.

Il regista televisivo Tom McLoughlin, all’attivo anche una puntata in casa Vhoorhees con il sesto capitolo della saga horror Venerdì 13, Jason vive, si cimenta per la prima volta con il thriller psicologico reclutando l’efficace Andy Garcia, da un pò a corto di ruoli da protagonista e reduce dal riuscito villain Terry Benedict di Ocean’s Eleven, e una giovane promessa del piccolo schermo, Vincent Kartheiser, ragazzo dotato di innate potenzialità per ruoli ambigui e drammatici, alla Edward Furlong tanto per intenderci, doti che ben sfrutterà nella serie tv Angel nei panni del tormentato Connor, figlio dell’esangue protagonista.

Se il casting quindi risulta azzeccato e lo script incentrato su un duello psicologico tra i due protagonisti con duetti ricchi di tensione ed ambiguità, la regia soffre della provenienza televisiva di McLoughlin, una regia di maniera che pur non inficiando il buon risultato finale, limita la parte visiva della messinscena che in alcuni punti risulta visivamente piatta con fisiologiche virate nel tv-movie, limiti che peraltro si ritrovano anche nell’episodio della saga di Venerdì 13 diretto dal regista e che porteranno i produttori a distribuire il film negli States direttamente in DVD.

The Unsaid-Sotto silenzio resta comunque un ottimo rappresentante del genere, meno concitato, ma ugualmente coinvolgente di Don’t say a word di Gary Fleder e una spanna sotto il memorabile Schegge di paura di Gregory Hoblit, cui lo script di Christopher Murphey sembra palesemente ispirarsi.

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