The Human Centipede 2, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

Martin Lomax (R. Laurence Harvey) è un vero e proprio compendio di disturbi mentali e patologie fisiche, obeso e con un’asma cronica, Martin è rimasto traumatizzato dalle molestie sessuali infertegli dal padre e soffre le vessazioni di una madre dal carattere distruttivo e prevaricante con la quale vive. Durante i turni solitari nel parcheggio sotterraneo nel quale lavora come custode, Martin coltiva la sua passione morbosa per il film The Human Centipede con il quale si lascia andare a sfrenate fantasie feticiste a sfondo chirurgico e sogna di creare il proprio centopiedi umano, come quello progettato dal folle chirurgo protagonista del suo film preferito. Martin ad un certo punto deciderà di mettere in atto il suo progetto e comincerà a collezionare dieci persone, sia uomini che donne, che rapirà e brutalizzerà sino a raggiungere l’apice della depravazione in un’orgia di sangue e fluidi organici in un finale da incubo, in cui le sue fantasie diverranno realtà. Martin trasformerà un vecchio magazzino in un’osceno girone infernale in cui si ritroverà anche l’attrice Ashlynn Yennie, protagonista del film The Human Centipede, che rappresenterà, non solo metaforicamente la testa di questa mostruosa ed immonda scolopendra umana.

Torna il regista Tom Six e stavolta con questo sequel all’insegna dell’estremo si esibisce in un compiaciuto e decisamente depravato ritratto di una mente umana alla deriva, inserendo all’interno del film una sorta di provocatoria autocelebrazione di se stesso e del suo controverso film The Human Centipede, accentuando oltre il consentito un vero e proprio rigetto verso tutto ciò che è censura, arrivando a mettere su schermo l’irrapresentabile.

The Human Centipede 2 purtroppo, al contrario di gioielli come il francese Martyrs o l’americano The Woman, è troppo concentrato nel voler scioccare ad ogni costo lo spettatore, Six si dimentica così di dare un minimo di spessore alla sceneggiatura che diventa una mera escalation di efferatezze all’insegna del delirio scatologico, anche se bisogna ammettere che il laido Martin interpretato da Harvey è oltremodo disturbante e a modo suo lascia il segno.

E’ davvero difficile trovare nel film di Six una motivazione che ne giustifichi la visione, non c’è davvero nulla che possa valere la sequela di depravazioni e bassa macelleria che raggiunge picchi insostenibili nell’immonda sequenza finale, che trova un degno concorrente solo nel feroce A l’intérieur della coppia Alexandre Bustillo/Julien Mauryccon con cui condivide anche una sanguinosa ed estemporanea sequenza di un parto, che risulta talmente traumatica e gratuita da far sembrare l’Hostel di Eli Roth un film per educande.

Insomma Tom Six da un nuovo significato a livello cinematografico ed orrorifico all’aggettivo rivoltante e se è semplicemente questo che intendeva fare possiamo affermare senza dubbio che c’è riuscito in pieno, ma se invece puntava a comunicare dell’altro, purtroppo l’eccesso di ego creativo ha finito per avere la meglio facendogli mancare il bersaglio in maniera piuttosto grossolana.

Note di produzione: il film è stato bandito da diversi paesi e dove è riuscito ad uscire ha subito corposi tagli da parte della censura. Il protagonista Martin, interpretato da R. Laurence Harvey non ha alcun dialogo nel film tranne grugniti, gemiti e risatine concentrati nella delirante sequenza finale. Il film è stato girato a colori e convertito in bianco e nero in post-produzione.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>