St. Trinian’s, recensione

di Pietro Ferraro 5

La giovane e introversa Annabelle Fritton (Talulah Riley)  sta per intraprendere un’esperienza decisamente indimenticabile con il suo ingresso al St. Trinians, collegio femminile gestito da sua zia Camilla (Rupert Everett), ma quello che all’esterno sembra un compito e severo collegio inglese, all’interno è una baraonda in balia di una serie di gang al femminile che si danno alla rilassante pratica del vandalismo.

I primi giorni sono più simili a un incubo che ha un’iniziazione, vessata da tutte le varie bellicose fazioni in rosa, Annabelle riesce man mano a farsi accettare dalle sue nuove compagne, mentre purtroppo la scuola, osteggiata in ogni modo dal gotha dell’insegnamento inglese, rischia di chiudere per bancarotta.

Allora per salvare la scuola non resta che un gesto plateale, le ragazze si coalizzeranno e organizzeranno il furto della preziosa tela de La ragazza con l’orecchino di perla, questo sembra il solo modo per salvare l’istituto da una inevitabile chiusura.

St. Trinian’s, prodotto e girato a quattro mani dai registi Oliver Parker e Barnaby Thompson, il primo regista del delizioso L’importanza di chiamarsi Ernest, il secondo produttore del cartoon Valiant e del demenziale sequel Fusi di testa 2-Waynestock, ha tutta l’aria di un colorato fumetto live-action, i due registi  sembrano trovarsi a proprio agio con la teen-comedy aggiungendovi, dal canto loro, un personalissimo tocco folle e surreale che omaggia i caustici fumetti da cui è tratta la pellicola,

Il cast è perfetto, giovani star in ascesa come la talentuosa Talulah Riley di I Love Radio Rock, coadiuvate da uno spassoso Rupert Evererett in un doppio ruolo en travesti e un Colin Firth autoironico e impeccabile come al solito, il resto è una serie di follie visive che nonostante alcuni eccessi riescono comunque a divertire.

St. Trinian’s è il classico teen-movie americano riletto all’inglese, con una teatralità sopra le righe insolitamente efficace, una comicità oltremodo caustica ed esilaranti personaggi al limite della macchietta, insomma siamo di fronte ad una pellicola, che se in più di un’occasione scivola in un look videoclipparo un pò compiaciuto, nel suo complesso si rivela una piacevole sorpresa.

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