Rocky Joe, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

Il giovane e ribelle Joe Yabuki (Tomohisa Yamashita), fuggito da un orfanotrofio si ritrova nel bel mezzo di una rissa in un piccolo ristorante che vede coinvolti l’anziano ex-pugile Danpei Tange (Teruyuki Kagawa) e alcuni criminali che taglieggiano la poverissima e degradata periferia di Tokio. Danpei scoprirà nel ragazzo un grezzo, ma strordinario talento per la boxe e dopo non poche difficoltà lo convincerà ad intraprendere una carriera sportiva, carriera che cambierà anche la vita di Dampei che smetterà di ubriacarsi e tratterà il ragazzo come un figlio. In questo percorso di crescita, non solo sportiva, Joe conoscerà il carcere e quello che diventerà il suo avversario di sempre, il talentuoso Tohru Rikishi (Yusuke Iseya), che dal canto suo sovvenzionato dalla ricca e graziosa imprenditrice Yoko Shiraki (Karina) si prepara a combattere per il titolo dei pesi medi.

Rikishi, che ha trovato in Joe un degno avversario, farà di tutto per riuscire ad incontrarlo su un ring in un incontro con tutte le formalità del caso, ma la differenza di peso tra i due pugili sembra un ostacolo insormontabile. Questo non fermerà di certo Rikishi, che pur di dimostrare a se stesso di essere il pugile più forte, intraprenderà un drastico allenamento che lo porterà a perdere diversi chili, rischiando così vita e carriera. Nonostante le difficoltà e la sofferenza alla fine l’obiettivo sarà raggiunto e Joe e Rikishi si troveranno finalmente faccia a faccia sul ring, per un ultimo incontro che determinerà a caro prezzo chi sia realmente tra i due il pugile più forte.

Dopo le fumettose meraviglie in CGI dello spassoso live-action Yattaman di Takashi Miike e la spettacolare trasposizione Space Battleship Yamato di Takashi Yamazaki è il turno del celeberrimo Rocky Joe debuttare in un lungometraggio live-action, che anche stavolta dimostra come iconici personaggi made in Japan debbano essere trasposti esclusivamente in patria, allontanandoli dalla pericolosa e indiscriminata ibridazione che in quel di Hollywood ha recentemente figliato mediocrità come Dragonball Evolution e tanto per restare entro i confini nazionali il tanto discusso e discutibile Dylan Dog-Il film.

Il regista Fumihiko Sori applica al suo adattamento le medesime regole applicate alla trasposizione live-action del fantascientifico Space Battleship Yamato, creare un ponte virtuale tra personaggi che fanno ormai parte di un immaginario collettivo che ha travalicato l’infanzia di molti adolescenti degli anni ’80 e un’immaginario attuale in perenne evoluzione, che contempla una nuova platea di giovani spettatori.

Quindi se da una parte troviamo una meticolosa cura e rispetto per la caratterizzazione dei personaggi originali inclusi make-up e costumi, in questo caso l’esempio più eclatante è il Danpei di Kagawa oltre a piccoli particolari come l’immancabile colpo d’incontro incrociato, dall’altra fonti d’ispirazione che fanno parte del moderno immaginifico sportivo in celluloide come la saga di Rocky Balboa, diventano punti di riferimento visivo, ammorbidendo i tratti ipertofrici del manga/anime originale e le sue spigolosità visive, filtrandoli in un intrigante formato live-action di ultima generazione, che pur essendo figlio di un inevitabile compromesso non dispiacerà ne ai nostalgici ne tantomeno ai fan dell’ultima ora.

Note di produzione: Rocky Joe aka Ashita no Jo è il più famoso manga/anime nipponico basato sul pugilato, senza naturalmente dimenticare Forza Sugar aka Ganbare Genki. Il manga originale è stato creato da Ikki Kajiwara, pseudonimo di Asaki Takamori che ha anche creato L’uomo tigre e Tommy la stella dei Giants. Dedicati a Rocky Joe sono stati prodotti dal 1990 al 2004 nove videogames e nel 1980 fu realizzato un lungometraggio d’animazione Rocky Joe: L’ultimo round aka Ashita no Joe: Gekijoban.

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