Recensione: Ken il guerriero – La leggenda di Hokuto

di Enrico.Nanni 3

Una bella occasione davvero! Non capita troppo spesso, ultimamente, di avere la possibilità di essere richiamati al cinema da un titolo che sbandiera il nome del mitico Kenshiro, ultimo discendente della divina scuola di Hokuto.

L’impossibile, o quanto meno l’improbabile, sembra invece essersi verificato, incarnandosi in questo film dal titolo Ken il guerriero – La leggenda di Hokuto, che riprende le vicende narrate nel famoso fumetto L’episodio del Mausoleo a Croce del Sacro Imperatore.

In questa celebre occasione Ken si trova a dover affrontare faccia a faccia il Sacro Imperatore Sauzer, che tra le altre cose è uno dei miei personaggi preferiti in assoluto, un cattivo con spessore e di qualità.


Sauzer, il Pugno della Fenice di Nanto, crede nell’uso della violenza finalizzata al dominio delle genti, ed è impegnato nella folle e visionaria costruzione di un gigantesco mausoleo. Per fare questo, ha bisogno di manaodopera.

E dove andare a scovare tale manodopera, con un tasso di crudeltà così elevato nel sangue? Ma tra i bambini, ovviamente! Centinaia di bambini impiegati nel lavori forzati al fine si accelerare al massimo la fine della costruzione del mausoleo.

Un fatto intollerabile per un buono d’altri tempi come Ken, e che portrà per forza di cose allo scontro. Ma il lungometraggio di cui stiamo parlando devia dal fumetto passando la parola a Raoul piuttosto che a Ken.

Raoul è il fratellone di Ken, Raoul, il maggiore dei tre fratelli di Hokuto, in corsa nella sulla via della conquista del potere. Raoul è un personaggio psicologicamente complesso, e questa è un’occasione sfruttata al massimo per approfondirne le peculiarità.

Raoul è l’incanazione dell’imperialismo e dell’ingordigia di potere e di conquista, ma perchè, qual’è il motivo? La risposta a questa domanda è uno dei temi portanti di questa versione insolitamente cinematografica di Hokuto No Ken.

Non è inconsueto che un nuovo anime prenda in considerazione da una prospettiva fresca e attuale vicende passate per approfondirle o per sviscerare particolari in retrospettiva che meglio spieghino “come sono andate le cose”.

Pensiamo al caso estremo di Neon Genesis Evangelion, ormai un vero e proprio vangelo trattato in diverse salse, o allo stesso Devilman, la cui saga è stata seguita da Amon, un prequel d’eccezione che spiega le origini del demone.

Devo ammettere di avere un debole per il genere, e già il fatto di potermelo gustare al cinema rappresenta un ottima premessa. La realizzazione è assolutamente al passo coi tempi, ma questo aspetto passa in secondo piano rispetto all’idea e al piacere che proviamo nel guardarci un quasi-inedito di Ken il Guerriero.

Il film scorre bene, e l’aggiungere umanità, per quanto di natura malvagia, a cattivoni come Sauzer o Raoul contribuisce a tratteggirane in modo più realistico la personalità.

Non sono del tutto sicuro di poter riuscire ad astrarmi completamente dal fatto che conosco le vicende, per poter capire se questo sia effettivamente fondamentale per godersi anche solo parzialmente il film; certamente se si è appassionati della vicenda, la storia ce la gustiamo molto di più, ma la realizzazione rimane comunque più che gradibile.

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