Recensione: Akira

di Enrico.Nanni 1

Nel 1988 è uscito Akira. Dire che si tratta di una pietra miliare è dire poco. E’ un film d’animazione di produzione giapponese, scritto e diretto dal grande Katsuhiro Ōtomo, basato sul manga omonimo, sempre dello stesso autore.

Nonostante lo sviluppo della trama sia diverso, lo spirito e la grandezza sono le stesse. Akira è considerato a ragione un capolavoro, ed è sicuramente il capolavoro assoluto di Ōtomo, anime che ha favorito la definitiva apertura delle porte dell’occidente all’animazione giapponese.

La bellezza delle immagini del film è rafforzata dalla splendida colonna sonora di Shoji Yamashiro , eseguita da Geinoh Yamashirogumi. Akira è considerato ancora oggi, vent’anni dopo la premiere giapponese, uno dei capisaldi del genere.

L’anime è ambientato in un futuro post terza guerra mondiale. Siamo nel 2019 e l’intera città di Neo-Tokyo è preda del caos; numerose bande di giovani motociclisti si sfidano per le strade malandate in corse e sfide spesso all’ultimo sangue.

Kaneda è il capo di una di queste bande, e il giovane Tetsuo è il più giovane membro della gang. Testuo è personaggio chiave dell’intera vicenda. Il ragazzo investe con la moto una strana creatura, una specie di bambino col viso apparentemente “anziano”.

L’incidente è molto grave, e Tetsuo finisce rovinosamente per terra, ferendosi gravemente. La misteriosa creatura rimane invece miracolosamente illesa; Kaneda e compagni vengono subito arrestati, mentre Tetsuo viene portato in un luogo misterioso in cui riceve delle cure.

Uno dei punti di forza dell’anime è questo lento emergere della verità, che inizia dal momento dell’incidente di Tetsuo. Quest’ultimo ha infatti acquisito misteriosi poteri, destinati a crescere in modo smodato e incontrollato.

Ma chi è l’Akira che dà il nome all’anime? Akira è un personaggio misterioso, venerato da gruppi di fanatici, una sorta di messia il cui avvento è atteso con trepidazione da coloro che credono in lui; Akira è il simbolo del riscatto, e viene considerato come una sorta di angelo sterminatore il cui scopo è quello di dare una bella ripulita al genere umano e al mondo, risotto com’è.

Ma Akira non è solamente una leggenda: man mano che il film va avanti, si scopre che il progetto Akira è il pozzo senza fondo in cui finisce la maggior parte dei fondi statali che non vengono di conseguenza impiegati per la ricostruzione post-bellica.

La vicenda avrà un epilogo colossale e spaventoso, che vedrà Kaneda assistere ad una devastante trasformazione di Tetsuo, personaggio chiave dell’intera vicenda. Il climax emotivo di Akira denota una progettazione spazio-visiva estremamente meticolosa ed efficace: assieme ai protagonisti passiamo atttraverso le loro percezioni.

La storia, estremamente appassionante, più compatta rispetto a quella raccontata nel manga, rappresenta un esempio di come tenere uno spettatore letteralmente incollato al video, e Akira ha questo effetto sia sugli appassionati, sia su coloro che si interessano degli anime poco o niente.

Le scene rimangono impresse nella mente dello spettatore proprio in virtù di un impatto visivo deciso e connotato, dai colori cupi ma allo stesso tempo caldi in modo pericoloso, come a sottolineare la presenza di trappole dietro a ogni angolo di Neo Tokyo. Imperdibile.

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