Rango, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 6

Rango è un camaleonte che vive una sorta di crisi d’identità, insomma passare una vita intera a mimetizzarsi in un terrario casalingo avendo una personalità forte e una grande fantasia di stampo cinematografico, con tanto di virtuale troupe composta da gadget di plastica tra cui un pesciolino e il busto di una Barbie, creerebbe scompensi a chiunque, ma il destino per Rango ha in riserbo una sorpresa, un tantinello inaspettata e decisamente repentina rispetto a ciò che il nostro amico sognava, ma come si dice a caval donato non si guarda in bocca e così durante un viaggio in auto Rango finisce accidentalmente catapultato nel bel mezzo di un inospitale e assolato deserto.

L’impatto con la perigliosa location da spaghetti-western lo porterà a conoscere da subito e da molto vicino il mondo dei predatori grazie o meglio a causa di un incontro molto ravvicinato con un falco che ha intenzione di trasformarlo in un lauto spuntino, schivato il rapace in una sequenza degna di un action Rango comincerà a far conoscenza con la fauna locale e a stringere amicizie, in men che non si dica troverà la sua clac formata da Borlotta la prima camaleonte femmina incontrata da Rango e l’armadillo Carcassa, insieme raggiungeranno la vicina Polvere, classica cittadina vecchio West dove Rango in men che non si dica verrà eletto nuovo sceriffo e dovrà scoprire un mistero che riguarda l’elemento più prezioso nel deserto, oltre che  preziosa merce di scambio nella cittadina, a mettergli i bastoni tra le ruote la prima nemesi ufficiale dello sceriffo Rango, il malvagio serpente di malaffare Jack Sonagli.

Rango ha alcune caratteristiche che ne fanno un piccolo gioiello anomalo nel popoloso mondo dell’animazione da grande schermo, un approccio per nulla bambinesco al genere con un protagonista  dal look ultradeformed che raggiunge un’intrigante e per nulla acccomodante bruttezza unica nel suo genere e un comparto tecnico che ha dell’impressionante e che vede debuttare la Industrial, Light & Magic nell’animazione con picchi tecnologici davvero entusiasmanti.

Il regista Gore Verbinski che per Rango ha rinunciato alla quarta puntata dei suoi  Pirati dei Caraibi, lucroso franchise che l’ha visto da sempre al timone, torna all’animazione dopo il misto live-action dei suoi esordi Un topolino sotto sfratto e confeziona un cartoon d’alto profilo che piacerà senza dubbio più agli adulti che ai più piccini, che comunque troveranno modo di apprezzarne la stramba fauna e le derive action-comedy, questo dovuto non solo al genere scelto come cornice, il western tornato in auge in questi mesi grazie ai fratelli Coen e al loro remake da  Oscar Il grinta, qui omaggiato con citazioni, ambientazione e colonna sonora, ma per una serie di personaggi che non puntando all’ipercolorato e canonico universo da fiaba pop-citazionista non mancano di intriganti spigolosità, ammiccando ad un target di spettatori decisamente più ampio rispetto al canonico pubblico di famiglie e teenager.

Nelle sale dall’11 marzo 2011.

Note di produzione: il film è prodotto dalla Nickelodeon Movies che oltre a produrre i live-action L’ultimo dominatore dell’aria e Spiderwick: Le cronache ha portato l’amatissimo Spongebob su grande schermo e realizzato Jimmy Neutron e Barnyard-Il cortile. Durante le sessioni di doppiaggio gli attori hanno indossato costumi da film western e recitato all’interno di scenografie create appositamente per calarsi nei ruoli ed è stato permesso loro di interagire, così da rendere più dinamici gli scambi su schermo, tra i doppiatori originali Johnny Depp (Rango), Alfred Molina (Carcassa) e Billy Nighy (Jack Sonagli). All’insegna del multimediale presto in arrivo un videogame multipiattaforma e una serie di giochi online per ragazzi ispirati alla pellicola.

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