Puncture, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

Mike Weiss (Chris Evans) e Paul Danziger (Mark Kassen) sono due giovani avvocati, il primo brillante, ma con un grave problema di tossicodipendenza il secondo più posato con una moglie e un figlio in arrivo. I due hanno deciso di dedicarsi a cause risarcitorie per negligenza e incidenti d’auto, questo almeno era l’intenzione di Danzinger, perchè Weiss si ritrova per le mani il caso di una vita, di quelli che potrebbero distruggerti la carriera e mandarti sul lastrico oppure proiettarti nell’olimpo delle class-action che hanno fatto la storia, rendendoti molto ricco ed altrettanto celebre. Il caso in questione è quello di un’infermiera (Vinessa Shaw) che ha contratto l’HIV dopo la puntura accidentale di un ago di siringa durante un intervento in pronto soccorso, questo caso all’apparenza di routine rivelerà al suo interno una delle più nefaste macchinazioni ordite nel sistema sanitario americano, colluso con gli interessi multimiliardari di una potente associazione medica. Weiss e Danzinger decideranno così di affrontare questo mostruoso golem partorito da un sistema fallace fino al midollo, pagandone invitabilmente tutte le conseguenze.

I fratelli Mark e Adam Kassen scelgono un dramma a sfondo legale ed eventi reali per il loro debutto su grande schermo. Puncture è un progetto indipendente che segue la scia di film come Erin Brokovich e Michael Clayton con un iter produttivo che somiglia molto a quello del recente dramma sul mondo della finanza Margin Call.

La confezione di Puncture è solida, la messinscena ben diretta, piuttosto asciutta e poco incline ai tecnicismi, di aule di tribunale se ne vedono ben poche e si cerca invece di dare risalto alle gravi mancanze di un sistema sanitario in mano a lucratori e politicanti e ad ampliare il discorso dalla sicurezza sul lavoro a ciò che ha comportato, riguardo alla salute globale, il passaggio dall’utilizzo di siringhe di vetro a quelle di plastica.

Quella del personaggio di Chris Evans è una parabola di redenzione affrontata dall’attore con notevole rigore e che rappresenta senza dubbio la miglior performance di una carriera che sentiva la necessità di un ruolo di spessore, che mettesse alla prova un registro drammatico ancora da affinare, ma oltremodo credibile.

Con Puncture non aspettatevi arringhe alla Law & Order, avvocati insonni su cumuli di scartoffie, investigazioni e tutto il repertorio del canonico legal-thriller, il film è più mirato a narrare ciò che accade al di fuori delle aule, quando poteri forti e piccoli studi si cimentano in un braccio di ferro impari in cui si contratta, a suon di milioni e minacce una tanto sbandierata giustizia equanime fagocitata da burocrazia e malagiustizia.

Note di produzione: nel cast figura anche Michael Biehn divenuto celebre negli anni ’80 con film come Terminator e Aliens-Scontro finale. Il film pone l’accento su due importanti questioni: 1) Ogni anno migliaia di infermiere americane a causa di punture accidentali contraggono HIV, epatite C e altre malattie infettive. 2) Il riutilizzo in Africa e in Asia di siringhe ed aghi usati sono causa diretta ogni anno di 1,3 milioni di morti, 23 milioni di infezioni da epatite e 260.000 infezioni da HIV/AIDS.

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