Non lasciarmi-Never let me go, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 3

Kathy (Carey Mulligan), Tommy (Andrew Garfield) e Ruth (Keira Knightley) vivono in un collegio nella campagna inglese, qui tra lezioni, sport e amicizie vivono un’infanzia come tanti loro coetanei, ma la realtà è ben diversa da quello che le loro coscienze non riescono ancora a decodificare, i tre ragazzini come tutti i loro compagni sono cloni, concepiti per crescere e maturare sino a che i loro corpi non saranno sviluppati e pronti ad una serie di espianti che li porteranno ad un inevitabile morte.

Dopo aver saputo del loro destino il terzetto resta comunque unito, Ruth inizierà una storia con Tommy e Kathy innamorata da sempre di quest’ultimo resterà a guardare, poi le loro strade si divideranno, Ruth e Tommy vivranno per un po’ insieme per poi separarsi ed iniziare entrambi il loro percorso di donazioni, Kathy sceglierà invece di assistere i giovani espiantati ed accompagnarli verso l’accettazione della loro condizione di donatori.

Il destino vorrà che dopo alcuni anni i tre tornino ad incontrarsi, per chiarirsi, confessarsi e recuperare il tempo perduto che ormai si sta inesorabilmente esaurendo come le loro esistenze a termine.

Il regista Mark Romanek dopo l’abbandono del progetto Wolfman, portato a termine dal collega Joe Johnston, si cimenta con un romanzo dello scrittore britannico di origine giapponese Kazuo Ishiguro, ambientato in un universo distopico in cui la clonazione umana è stata legalizzata negli anni ’50 e perfezionata sul finire degli anni ’60, allungando di fatto l’aspettativa di vita di oltre settant’anni e sconfiggendo le maggiori malattie.

La decisa operazione in sottrarre operata da Romanek in Non Lasciarmi amplifica lo straniamento del romanzo originale costruendo un riferimento atemporale assolutamente low-tech ed  iperrealista che trasforma quello che è a tutti gli effetti un racconto di fantascienza in una storia minimalista che esplora la clonazione alla stregua di una malattia terminale e da consapevoli malati terminali si comportano i donatori coatti, che come anime tormentate si aggirano senza una vera vita da vivere e in attesa che la loro esistenza raggiunga una data di scadenza e il loro corpo ormai svuotato porti a termine il suo scopo ultimo, la sopravvivenza di un’altra vita parallela.

Il terzetto di protagonisti si adegua, a volte anche troppo alla dolenza di personaggi volutamente sbiaditi, la Knightley dei tre risulta sin troppo sfocata, Romanek lavora non senza difficoltà su sfumature di raro spessore, ma quando nella seconda parte la consapevolezza dei protagonisti raggiunge il climax, il film sfodera tutto il suo potenziale emotivo regalando una vasta gamma di emozioni tutte da vivere in un’intensa manciata di minuti.

Note di produzione: nel cast oltre ad Andrew Garfield, che sarà il nuovo Spider-Man nel reboot di Marc Webb, ci sono anche Charlotte Rampling e Sally Hawkins (Indovina chi sposa Sally), il libro di Ishiguro è stato eletto dal Time come miglior romanzo del 2005 e inserito nella lista dei migliori cento romanzi in lingua inglese scritti dal 1925 al 2005.

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