Non avere paura del buio, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 5

In un agghiacciante prologo ambientato nel 1910 scopriamo come è scomparso l’artista e biologo Emerson Blackwood, nello stesso modo in cui scomparve tempo prima suo figlio mai più ritrovato. Un segreto che resterà celato nel seminterrato di una grande villa, il vetusto maniero Blackwood sino a quando Alex Hirst (Guy Pearce), un architetto in cerca di un rilancio della sua carriera in grande stile, deciderà di restaurarla. Alex si trasferirà a vivere nella villa con la sua nuova compagna, l’arredatrice d’interni Kim (Katie Holmes) e la figlia Sally (Bailee Madison) che dopo il divorzio dei suoi genitori è diventata introversa e vulnerabile e la nuova storia del padre non ha certo migliorato le cose.

Sarà proprio Sally a scoprire il seminterrato dove anni addietro scomparvero padre e figlio, luogo sigillato all’epoca del misfatto e che ora rivelerà una sorta di anticamera per una vero e proprio covo infernale, abitato da mostruose creature che si annidano nel sottosuolo dell’edificio e che verranno liberate da Sully, che ingenuamente non si renderà conto che quei piccoli esseri che sembrano voler fare amicizia con lei, in realtà hanno intenzione di rapirla e tenerla con loro per sempre.

L’indaffaratissimo Guillermo del Toro tra i suoi numerosi progetti in veste di produttore inserisce anche questo remake del film per la tv Don’t be afraid of the dark datato 1973 e si occupa della sceneggiatura in tandem con Matthew Robbins, con cui aveva già collaborato per Mimic, affidando la regia all’esordiente Troy Nixey che bisogna dire se la cava piuttosto bene, supportato da alcuni cambiamenti apportati allo script originale da Del toro, tra cui quello azzeccatissimo di sostituire la protagonista adulta della storia originale con una ragazzina interpretata per l’occasione dalla talentuosa Bailee Madison.

Dopo il buon Insidious ecco un altro film che punta sull’affollato filone case infestate e su suggestioni classiche da horror gotico, per film di questo tenore bisogna che funzionino due elementi fondamentali come location, in questo caso davvero ben scelta e colonna sonora, affidata per l’occasione all’esperto in brividi Marco Beltrami, all’attivo per lui gli score della trilogia Scream e il remake The Omen-Il presagio.

La mano di Del Toro sul film è ben visibile, vedi la scelta della bambina come protagonista, uno dei numerosi richiami al suo Il labirinto del fauno che costellano la pellicola, mentre nulla da dire sull’oculato casting con una Katie Holmes più in parte del solito, qualche riserva invece resta per le creature che sinceramente ci hanno lasciato qualche dubbio, realizzate completamente in CGI si presentano come una via di mezzo tra un ratto e un famiglio, le creature animate in stop-motion dell’horror anni ’80 Non aprite quel cancello, classico omaggiato da Nixey in un paio di inquadrature, che se nei primi piani fanno la loro figura, nel complesso non convincono e soprattutto non regalano i brividi promessi tra bisbigli e sussurri nel notevole incipit.

Non avere paura del buio è una boccata d’ossigeno per chi è in cerca un horror vecchio stampo e per chi ama il filone alla Amityville con tratti gotici, nel complesso il film funziona con un guizzo nella sequenza finale che recupera in parte qualche evidente lacuna come quella citata delle creature in CGI, insomma i brividi ci sono, anche se in gran parte edulcorati in un ibrido formato famiglia, l’atmosfera non manca e la firma di Del Toro continua ad essere una garanzia per il genere.

Nelle sale a partire dal 4 gennaio 2012

Note di produzione: lo sceneggiatore Matthew Robbins sta lavorando con Del Toro allo script di Haunted Mansion della Disney e all’adattamento At the Mountains of Madness di Lovecraft, mentre il regista Troy Nixey è un affermato e pluripremiato  fumettista, scrittore ed illustratore, tra i suoi lavori segnaliamo i romanzi Stardust e American Gods e la serie a fumetti The Matrix Comics.

Commenti (5)

  1. Caro Pietro,
    questo film non mi ha esaltato anche se concordo con te che rispetto ai vari Paranormal Activity, ESP, remake indecenti di classici horror come Halloween 2 e Nightmare, è sicuramente un buon horror e una boccata di ossigeno per chi ama il genere.
    Effettivamente le creature, troppo simili a toponi gobbi con la gotta, rappresentano il vero limite del film.
    Se una trama simile fosse stata affidata a Sam Raimi, sicuramente ne avremmo viste delle belle, ma va riconosciuto a Del Toro di essere riuscito a creare un prodotto senza grandi slanci, ma comunque godibile.
    Se posso permettermi, visto che hai citato Insidious, questo Non avere paura del buoi, lo trovo anche superiore per la scelta della location, degli attori e della colonna sonora.
    Grazie dello spazio.
    Ip

  2. @ Ipercritico:

    Tra Insidious e questo film c’è una sostanziale differenza di budget che va messa in conto, il primo è un low-budget costato poco più di un milione di dollari ed è li la forza e l’intellligenza del film, calcola che Paranormal Activity 3 ne è costati 5, mentre il film prodotto da Del Toro è costato oltre 25 milioni di dollari, una cifra enormemente superiore al budget di Insidious che in questo ha permesso senza dubbio più “sfarzo” visivo.

    Grazie per il commento

  3. @ Pietro Ferraro:
    Devo dire che conoscere il budget del film non va a sua favore.
    I 25 milioni di dollari non si ritrovano granchè durante la visione del film, mi sembra sia costato un pizzico troppo rispetto al risultato finale.
    Grazie della risposta.
    Ip

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