Nell’estate 2026 hanno spopolato i film sugli squali

Se quest’estate avete la sensazione che gli squali abbiano di nuovo conquistato i cinema e la TV, non è una semplice impressione. Tra uscite indipendenti, produzioni a medio budget e la concomitanza con storici appuntamenti televisivi come Shark Week e SharkFest, stiamo assistendo a una vera e propria rinascita della sharksploitation.

È quel sottogenere che, da ormai cinquant’anni, tenta costantemente di rincorrere l’inraggiungibile eredità de Lo squalo (1975) di Steven Spielberg. Ma per quale motivo questi predatori oceanici sono tornati alla ribalta proprio adesso?

film squali

Perché i film sugli squali affascinano sempre d’estate?

Per comprendere il fenomeno occorre fare un passo indietro. Ogni film di questo tipo continua inevitabilmente a misurarsi con il capolavoro di Spielberg, che rimane la pietra angolare e il vertice artistico del genere. Lo squalo non funzionava soltanto per l’impatto visivo della creatura, ma soprattutto perché sapeva mettere in scena il panico collettivo, le dinamiche della politica locale, la fragilità dell’industria turistica e la pura angoscia dell’ignoto. Laddove le produzioni successive hanno spesso fallito concentrandosi solo sulla spietatezza del mostro a scapito dei personaggi, la nuova ondata cerca approcci variegati per ricreare la tensione.

I titoli in arrivo sul mercato testimoniano questa pluralità di stili. Il progetto più mainstream è indubbiamente Deep Water, diretto da Renny Harlin, già firma del cult Blu profondo. Il film riprende la struttura classica del survival d’azione: un aereo precipita nell’oceano e i superstiti, bloccati sui resti della carlinga, devono difendersi sia dall’innalzamento dell’acqua sia dai predatori che li circondano. Da qui si scateneranno diversi eventi, anche tragici, per arrivare poi alla sopravvivenza finale.

Ecco alcuni film sugli squali di quest’estate

Accanto alle produzioni muscolari prosperano declinazioni più oscure. The Devil’s Mouth si configura come un B-movie estivo puro e spietato, in cui un gruppo di sub resta bloccato in una zona marina isolata, trasformando l’ambiente acquatico in un incubo claustrofobico. Above & Below lavora invece sul contrasto psicologico tra la calma apparente della superficie e il terrore invisibile delle profondità, puntando tutto su un senso costante di vulnerabilità.

Completano il panorama opere come Chum, che fin dal titolo, il termine inglese per l’esca di sangue usata per attirare i predatori, rivela uno spirito ironico e sfrontatamente grindhouse, e The Bay, che trasforma una tranquilla località costiera in una trappola priva di vie di fuga. Tra terrore psicologico, citazionismo e spettacolarità, il mare torna così a essere lo specchio ideale delle nostre paure più ancestrali. Chi ha intenzione di vivere un po’ di sana suspance di terrore al cinema, senza dubbio può assistere ad una di queste pellicole.