Monsieur Lazhar, recensione

di Pietro Ferraro Commenta

In Canada, nella città di Montreal un’insegnante di scuola elementare si toglie la vita in un’aula durante la ricreazione. Dopo i tragici eventi Bashir Lazhar (Mohamed Saïd Fellag), un immigrato algerino, si offre come insegnante e viene assunto mentre anche lui, come i piccoli alunni a cui andrà ad insegnare, sta elaborando un traumatico lutto che riguarda la sua famiglia e il suo recente passato.

Lazhar nonostante il divario culturale e la rigidità del regolamento scolastico sente di avere qualcosa da offrire ai suoi alunni e di avere la possibilità di trarre giovamento dall’insegnamento e tra i suoi intenti primari c’è quello di far affrontare ai ragazzi la morte dell”insegnante contro il parere della direttrice della scuola e della psicologa.

Il tempo frutterà un legame forte tra Lazhar e i suoi scolari, un legame che avrà un duplice effetto sulle vite di entrambi, porterà ad una reciproca elaborazione di un trauma e ad un affetto frutto della voglia di vivere e di andare avanti, attraverso un percorso non semplice di accettazione dell’ineluttabilità della morte, non solo come evento in sè, ma come parte imprescindibile della vita stessa.

Monsieur Lazhar è un dramma a sfondo scolastico dai toni delicati ed edificanti, diretto dal canadese Philippe Falardeau e candidato agli Oscar 2012 come Miglior film straniero. Falardeau decide di affrontare tematiche irte di ostacoli emotivi come il suicidio e la morte attraverso un duplice sguardo, quello di un insegnante per vera vocazione, la recitazione misurata di Mohamed Saïd Fellag tutta puntata alle sfumature si rivela di sorprendente efficacia e quello di un gruppo di giovanissimi studenti,  che dovranno apprendere sulla loro pelle quanto sia traumatica la morte quando strappa il velo di un quotidiano ancora innocente e privo di difese, teneri e strabilianti i due giovanissimi attori Emilien Neron (Simon) e Sophie Nelisse (Alice).

La regia di Falardeau non commette mai repentine invasioni di campo, lascia ampio spazio agli attori, ne accompagna con discrezione l’evoluzione emotiva, ne sottolinea sintonie e spigolosità creando un microcosmo realistico e coinvolgente, capace di catturare sia la capacità di apprendere e relazionarsi dei bambini, che quella di insegnare e di contrapporsi degli adulti, una semplicità frutto dell’innocenza a fronte di una complessità figliata dai travagli della vita che daranno vita insieme ad una sorprendente rinascita.

Nelle sale a partire dal 31 agosto 2012

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Note di produzione: la sceneggiatura è basata sull’opera teatrale Bashir Lazhar di Évelyne de la Chenelière (l’autrice nel film interpreta anche la parte della madre di Alice); il film oltre ad essere stato selezionato come candidato per il Premio Oscar 2012 (Miglior film straniero) ha ricevuto svariati riconoscimenti: ai Jutra Awards canadesi ha conquistato sette premi su nove categorie, Miglior film canadese al Festival Internazionale dei film di Toronto; ha ottenuto 9 nomination ai Genie Awards vincendone 6 (miglior film, miglior attore, migliore attrice non protagonista, migliore sceneggiatura, migliore regia e migliore montaggio); ha ricevuto un Variety Piazza Grande Award al Festival di Locarno e il premio del pubblico al Festival Internazionale dei film di Rotterdam [fonte Wikipedia].

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