Lovely Molly, recensione in anteprima dell’horror di Eduardo Sanchez

di Pietro Ferraro Commenta

Molly (Gretchen Lodge) ha appena sposato Tim (Johnny Lewis) e i due decidono di andare a vivere nella casa dei genitori di Molly dopo la morte del padre di quest’ultima. Tutto sembra procedere per il meglio, almeno fino a quanto Tim, che fa il camionista, non è costretto a riprendere il suo lavoro che lo porterà lontano da casa per brevi, ma frequenti periodi di tempo.

E’ proprio durante l’assenza del marito che Molly comincerà a percepire una presenza nella casa di famiglia, questa sensazione sarà l’inizio di un escalation di terrore e follia che costringerà Molly a confrontarsi con il suo traumatico passato, che tornerà a galla inesorabile divorandone lentamente e inesorabilmente corpo e anima.

Eduardo sanchez, co-regista del celeberrimo The Blair Witch Project, dopo gli horror Altered – Paura dallo spazio profondo e Seventh Moon torna al mockumentary, ma come accaduto nel recente La casa muda e relativo remake americano Silent House Sanchez ibrida il formato miscelando riprese tradizionali con inserti found footage, confezionando un disturbante e oscuro horror psicologico che miscela incursioni domestiche a sfondo demoniaco come nel classico Entity, digressioni da thriller psicologico con deriva sovrannaturale come in Shining e tutto il repertorio caro al modaiolo mockumentary-horror alla Paranormal Activity e al rodato filone possessione demoniaca.

Lovely Molly non si lancia in elucubrazioni da irrequieto poltergeist, ma prova a raccontare come un devastante trauma sepolto possa incrinare lentamente la realtà e in questo la bravissima protagonista Gretchen Lodge da anima e corpo, subendo una vera metamorfosi fisica che dona al film un surplus di realismo che in operazioni come queste è a dir poco vitale.

Intrigante anche la costante deriva esoterica che attraversa l’intera pellicola con svariati riferimenti simbolici al mondo dell’occulto, c’è un’incursione in una cantina in cui si intravede un oscuro simbolo e in un paio di occasioni il regista sembra riferirsi specificamente al misterioso idolo pagano Baphomet.

Senza dubbio Sanchez ci mette un  po’ a carburare e il film ha diversi momenti di stanca, ma quando lo status psichico della protagonista passa al livello successivo e la porta si spalanca, liberando tutta l’oscurità promessa nella prima parte, il film comincia finalmente a regalare qualche sano brivido con sequenze in cui gore e delirio toccano vette notevoli a cui si aggiunge un finale che spariglia le carte, lasciando un gradevole senso di inquietudine, capace di perdurare oltre i titoli di coda.

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Note di produzione: il titolo di lavorazione del film era The Possession; il film è stato girato ad Hagerstown in Maryland; Sanchez ha realizzato la sceneggiatura con il suo consueto partner di scrittura Jamie Nash.

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