L’arbitro, recensione

di Cinemaniaco Commenta

Due squadre rivali si danno battaglia in un campionato destinato a passare alla storia. Nel contempo, un distinto direttore di gara sta vivendo in pieno la sua parabola ascendente. Ma, per tutti, il baratro è a un passo. Basta fare un errore, cadere negli inferi della corruzione, per perdere quanto guadagnato. C'era una volta il calcio e "L'arbitro", opera prima di Paolo Zucca, vuole ricordarlo così.

Nel mondo dei calcio, fatto di giocatori miliardari, sponsor, contratti stellari, tecnologie più che mai rinnovate, l’unica figura che nel tempo è rimasta pressoché tale e quale è quella dell’arbitro. Una figura controversa, un mestiere difficile. In ballo ci sono miliardi, interessi legati a multinazionali e scommettitori, tali da condizionare psicologicamente le partite.

l'arbitro

Partite dirette, per l’appunto, da un arbitro. Un uomo come tanti che può sbagliare e che è sempre sotto pressione. A tutti i livelli. Può trattarsi della finale di Coppa dei Campioni come di un incontro di serie minore. Con ogni probabilità, l’arbitro, finirà in entrambi i casi nell’occhio del ciclone.

A questa figura, il regista esordiente Paolo Zucca si ispira per la sua opera prima. Essa è l’ampliamento di un precedente cortometraggio che portava lo stesso titolo. La storia è quella del Signor Cruciani, fischietto a un passo dalla realizzazione professionale interpretato da Stefano Accorsi. Ma il film racconta anche la rivalità tra due compagini sarde, il Montecrastu e l’Atletico Pabarile. Il film è stato presentato alla settantesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia nell’ambito delle Giornate degli Autori.

C’è il sapore della tradizione del film di Zucca. Basti pensare alle prime scene: la terna arbitrale si prepara a scendere in campo prima di una partita che si direbbe importante (o magari no) osservando un’antica liturgia. Il calcio si fonde con i rituali religiosi e compaiono crocifissi e Santi Rosari. Appare ben chiaro che l’intento di Zucca è quello di tornare a ritroso nel tempo, raccontando la genuinità di un periodo che non c’è più: quello in cui il calcio veniva vissuto con una passione smodata. Quello in cui poteva capitare che un’anziana tifosa si scagliava contro il direttore di gara, reo di aver fischiato un rigore inesistente.

Il giudizio del CineManiaco

C’era una volta il calcio, lo sport più bello del mondo. I giocatori non erano veline, gli arbitri erano signori distinti e innamorati del pallone. Il lato economico, in breve, passava in secondo piano. Mediante una sequela di personaggi del tutto particolari e carismatici, ubicati in provincia, Zucca fa riemergere questo mondo dagli abissi. Un’opera interessante, che racconta anche la Sardegna di un tempo e che si giova di una buona fotografia e di un buon cast.
Voto: 6,5

Scheda del film

GENERE: Commedia
REGIA: Paolo Zucca
SCENEGGIATURA: Paolo Zucca, Barbara Alberti
ATTORI: Stefano Accorsi, Geppi Cucciari, Francesco Pannofino, Marco Messeri, Benito Urgu, Jacopo Cullin

Trailer

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