La verità nascosta, recensione

di Pietro Ferraro Commenta

Il direttore d’orchestra Adrian (Quim Gutiérrez), che ha appena ricevuto un’offerta per dirigere la Filarmonica di Bogotá, chiede alla sua fidanzata Belen (Clara Lago) di abbandonare la Spagna e seguirlo in Colombia, dove la coppia si trasferirà in una villa immersa nel verde. di proprietà di un’agiata vedova di Berlino in procinto di tornare in Europa. Belen in seguito ad alcuni comportamenti tenuti da Adrian, stizzita e ingelosita lo lascerà con un video-messaggio lasciando intendere all’uomo che non tornerà mai più, ma da quel momento della ragazza si perderà ogni traccia. Adrian sarà così costretto a denunciarne la scomparsa alla polizia locale finendo inevitabilmente tra i sospettati. Nel frattempo, in preda alla disperazione e ai fumi dell’alcol, Adrian fa la conoscenza della bella cameriera Fabiana (Martina García), tra i due nascerà una relazione e Fabiana si trasferirà nella villa dell’uomo scoprendo ben presto, sia che Adrian è sospettato dalla polizia di essere la causa dell’improvvisa scomparsa della sua fidanzata, sia che nella casa sembra aleggiare una strana presenza che le causa una profonda inquietudine.

Il regista colombiano Andrés Baiz, con alcuni cortometraggi al suo attivo a a cinque anni dal suo esordio con il crime Satanás, torna dietro la macchina da presa per una seconda incursione su grande schermo scrivendo e dirigendo un thriller di buona caratura, che sfrutta un intrigante escamotage narrativo che ci mostra, come chiosa il titolo originale il lato oscuro celato in ognuno di noi, che la passione amorosa ha la capacità di innescare, a cui è difficile far fronte e che troppo spesso si evolve in modo tragico.

Certamente La verità nascosta ha qualche evidente sfocatura, vedi la poca incisività dei personaggi di contorno come i poliziotti che si limitano a due clichè da fiction, l’amico del protagonista e la violinista entrambi poco più che ombre, ma visto che la sceneggiatura è dello stesso Beiz vogliamo supporre che queste siano scelte volute in fase di scrittura, che hanno lo scopo di accentrare l’attenzione sulle dinamiche che si innescano tra i tre personaggi principali, le cui performance bisogna dire funzionano a dovere. A queste aggiungiamo una costruzione non lineare della storia e ci troviamo di frone ad un buon film di genere che resta, per fortuna dello spettatore in cerca di intrattenimento, intelligentemente a mezzavia tra l’eleganza di un prodotto autorale e l’efficacia di un film di genere trovando tra i due il giusto equilibrio.

Nelle sale a partire dal 10 febbraio

Note di produzione: Il regista Andrés Baiz ha descritto il suo film come: “un racconto inquietante che parla dell’impossibilità di amare quando ci si trova di fronte alla nostra natura più terrena. Il film mostra i rischi di provare dell’amore per il proprio partner“. La sceneggiatura del film nasce da uno script esistente di Hatem Khraiche Ruiz-Zorrilla rielaborato da Baiz e lo sceneggiatore Javier Gardeazábal.

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