Indovina perchè ti odio, recensione in anteprima di That’s my Boy

di Pietro Ferraro Commenta

Nel 1984 il quattordicenne Donny Berger (Adam Sandler) esaudisce una delle fantasie sessuali adolescenziali di sempre, instaura una relazione erotica con la sua sexy insegnante ventiduenne Mary McGarricle (Eva Amurri). Chiaramente il fatto che il ragazzo sia minorenne avrà delle conseguenze, Mary che nel frattempo è rimasta incinta verrà arrestata con l’accusa di violenza sessuale su minore, un prurito che gli costerà trent’anni di prigione.

Il giudice affiderà il pargolo, chiamato Han Solo, alla famiglia di Donny e quest’ultimo nel frattempo diventerà un divo e tra talk-show e copertine di magazine accumulerà una vera fortuna, ma crescendo diventerà un’alcolista, dilapiderà il suo patrimonio e trascurerà il figlio, che traumatizzato compiuti diciotto anni fuggirà dalla casa paterna e troncherà ogni rapporto con il padre.

Ora dopo oltre trent’anni Donny, ormai quarantenne è senza un soldo e con il fisco alle calcagna, se non pagherà 43.000$ entro pochi giorni finirà in galera a far compagnia alla sua ex. L’unica speranza è il figlio Han Solo (Andy Samberg) che nel frattempo è diventato un broker di successo, ha cambiato nome in Todd Peterson e sta per sposare Jamie (Leighton Meester), una bellissima ragazza di buona famiglia.

Quello che Han Solo alias Todd non sospetta è che al suo fastoso ricevimento di nozze piomberà il truce paparino alcolista in cerca di contanti…

Dopo il pieno di Razzies con il tremebondo Jack e Jill, da cui sinceramente ci dobbiamo ancora riprendere, ecco che Adam Sandler torna su grande schermo, protagonista di Indovina perchè ti odio (That’s my Boy) una nuova commedia che si allinea per suggestioni anni ’80 e turpiloquio libero al campione d’incassi Ted di Seth Macfarlane, ma Sandler come è nel suo stile esagera e va oltre, regalandoci il suo film piu truce e volgare, ma dotato di quella goliardia di fondo completamente assente in Jack e Jill e che bisogna ammettere strappa più di qualche grassa risata, ponendosi di fatto in concorrenza con lo stile politicamente scorretto dei terribili fratelli Farrelly (naturalmente ci riferiamo a quelli dei primi tempi).

La sceneggiatura di David Caspe, tra i suoi crediti la serie tv Happy Endings, è un frullatone di commedia a sfondo nuziale, buddy comedy e reminiscenze anni ’80 che si materializzano, come peraltro accadeva nel già citato Ted, con la presenza del rapper Vanilla Ice costellando l’intera pellicola con una serie di citazioni musical-televisive che vanno dai Duran Duran a Il mio amico Arnold.

Sean anders sceneggiatore per Un tuffo ne passato e regista di Sex Movie in 4D dirige con una certa nonchalance un Adam Sandler impegnato in una sdrucita performance ad alto tasso alcolemico, mettendo in scena un repertorio da brividi che include doppisensi a sfondo sessuale e volgarità come se piovesse fino ad arrivare all’incesto, si perchè nello script c’è anche questo, ma se tutto ciò sembra decisamente fuori di testa è proprio questa demenzialità ad oltranza e totalmente fuori controllo a rendere alcune gag davvero esilaranti.

Chiudiamo segnalando la buona performance di Samberg che si dimostra un’ottima spalla e un paio di camei davvero riusciti e che ci hanno fatto dimenticare la precedente e davvero sconfortante performance di Al Pacino, si tratta di un manesco James Caan nei panni di un collerico prete ex-pugile e di una splendida Susan Sarandon in quelli dell’ex-insegnante ora detenuta.

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Note di produzione: nel cast figurano Milo Ventimiglia (in tv Heroes), Will Forte (Rock of Ages), la cantante e ballerina Ciara e Jackie Sandler (moglie di Adam Sandler); ad interpretare nel film la sexy insegnante Mary McGarricle nelle versioni ventenne e matura troviamo Eva Amurri e Susan Sarandon nella vita reale madre e figlia; il film costato 70 milioni di dollari ne ha incassati in patria poco più di 36 e worldwide non è andato oltre i 55.

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