In Good Company, recensione

di Pietro Ferraro 5

Dan Foreman (Dennis Quaid) è un uomo di successo che lavora per la famosa rivista Sports America, ha appena passato i cinquant’anni, ma grazie ed una bella moglie ed un’altrettanto bella prole, pare che la famigerata crisi di mezz’età non trovi in lui terreno fertile.

Purtroppo se la crisi sembra scongiurata grazie ad un equilibrio faticosamente guadagnato, ci penseranno alcune situazioni inpreviste che colpiranno il povero Foreman a valanga a fargliela rimpiangere, perchè i guai inizieranno sul lavoro, quando un rampante ventiseienne tutto stastistiche e piglio manageriale, piomberà come un falco sul suo posto di lavoro in veste di direttore e comincerà a dare ordini, a licenziare personale ed iniziare un opera di svecchiamento della rivista.

E poi a concludere degnamente l’opera, non solo  il povero Foreman dovrà sottostare agli ordini dell’imberbe superiore, ma scoprirà ben presto che il giovanotto, reduce da una recente separazione, ha messo occhi e artigli su sua figlia Alex (Scarlett Johansson), e come si dice, quando è troppo è troppo.

Paul Weitz è un regista sin dagli esordi in cerca di una sua identità, e a guardare questo film la strada sembra ormai spianata e le tappe di questo percorso non sono state del tutto disastrose anzi, dopo i fortunati esordi con l’eccessivo, ma spassoso American Pie, seguito dal discreto About a boy con Hugh Grant, ecco ln good Company gradevole tappa intermedia prima di approdare all’ottimo e sorprendente American Dreamz in cui il regista miscelerà sapientemente lo humour caustico evoluzione dell’ American Pie pensiero, alla comedy surreale,e pungente, che non disdegna messaggi e contenuti.

Weitz in questo caso utilizza i toni della commedia e del romance per raccontare altro, dallo strapotere delle multinazionali spauracchio del nuovo millennio, sino all’amore in tutte lo sue digressioni, dal paterno al romantico, il tutto messo in scena con una certa eleganza e ritmi davvero notevoli, aiutati peraltro da una certezza come il veterano Dennis Quaid e una deliziosa Scarlett Johansson che dona al suo personaggio sfumature davvero intriganti.

Come detto in precedenza questa per Weitz è una tappa intermedia, si sperimenta molto, cercando di coniugare piùu stili e generi, quindi non siamo di fronte certo a qualcosa di memorabile, ma senza alcun dubbio godibile.

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