Il santo, recensione

di Pietro Ferraro 3

Simon Templar (Val Kilmer) ) alias Il Santo, è un famigerato e inafferabile ladro internazionale, maestro nel travestimento, il suo lavoro lo porta in giro per il mondo a caccia di opere d’arte, segreti militari, e tutto ciò che possa avere un che di valore al mercato nero internazionale .

Stavolta Templar si ritroverà in una missione dagli imprevisti risvolti romantici, sulle tracce di una nuova e rivoluzionaria scoperta scientifica che potrebbe cambiare il mondo e in questo caso le sorti della Russia.

Templar vestiti i panni dell’affascinante poeta bohemienne Tommaso Moro farà capitolare la bella e dolcissima dottoressa Emma Russell (Elisabeth Shue) arrivando a carpirle i segreti della sua misteriosa ricerca, ma nel frattempo il dovere diventerà piacere e i due si innamoreranno.

Templar si troverà così a difendere l’ingenua dottoressa da un miliardario russo senza scrupoli, pronto ad utilizzare la nuova risorsa energetica scoperta dalla Russell per diventare il nuovo leader dell’ex-Unione Sovietica, con un colpo di stato che dovrebbe essere supportato da una sommossa popolare creata ad arte, ma Il santo ci metterà lo zampino.Il regista Philip Noyce (Giochi di potere, Il collezionista d’ossa) riporta sul grande schermo le avventure prima letterarie, poi cinematografiche ed infine televisive di Simon Templar, scaltro e raffinato ladro internazionale che sul piccolo schermo troverà il grande successo con le fascinose fattezze e lo humour di Roger Moore futuro James Bond.

Val Kilmer sex-symbol anni ’90 e dalla recente carriera alquanto defilata, nonostante qualche fugace incursione mainstream, come nel recente remake Il cattivo tenente- Ultima chiamata New Orleans, cerca di riproporci un nuovo Templar riveduto e corretto, sfornando però una caratterizzazione decisamente insipida.

Il Santo purtroppo nonostante il budget sostanzioso, e una deliziosa Elizabeth Shue, è un film che lascia il tempo che trova salvato in parte da alcune sequenza visivmente intriganti, vedi lo spettacolare incipit, che ben miscelano spy story, action e suggestioni alla Mission: Impossible.

Il problema di tutta l’operazione è nell’atmofera troppo easy della messinscena che cerca di catturare lo humour dell’originale, cercando invano di dare spessore ad un personaggio che se in tv funzionava bene, trasposto sul grande schermo e indossato dal volenteroso Kilmer mostra tutta i limiti della sua veneranda età.

Nel terribile doppiaggio italiano si hanno due momenti en travesti davvero imbarazzanti con tanto di accento posticcio, l’ironia un pò sbruffona che ha reso Roger Moore un grande Templar prima e un ottimo Bond in seguito, qui si perde tra suggestioni hi-tech e troppa indecisione tra serio e faceto.

Il santo resta un divertissement sin troppo leggero, che una volta terminata la  visione finirà in tutta fretta nel dimenticatoio, ma che comunque non mancherà di intrattenervi con alcune sequenze intriganti e qualche gradevole reminiscenza bondiana.

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