Senza arte né parte: trailer, sinossi ufficiale e note di regia

di Diego Odello Commenta

Il sei maggio arriverà al cinema Senza arte né parte, la commedia di Giovanni Albanese con Vincenzo Salemme, Donatella Finocchiaro e Giuseppe Battiston.

La sinossi ufficiale. Salento. C’è aria di crisi. Il Premiato Pastificio Tammaro chiude la vecchia fabbrica, in realtà con l’idea di riaprirne presto una nuova, completamente meccanizzata. Tutta la squadra di operai addetti allo stoccaggio manuale, si ritrova disoccupata. Tra questi c’è Enzo (Vincenzo Salemme), sposato con Aurora (Donatella Finocchiaro) che lavora saltuariamente come traduttrice, e i loro due figli piccoli. E poi Carmine (Giuseppe Battiston) che vive con la vecchia madre e con il fratello minore Marcellino (Giulio Beranek) e infine Bandula (Hassani Shapi), un immigrato indiano, ormai al verde e senza più un posto dove dormire. La situazione è drammatica. Proprio in quei giorni Alfonso Tammaro (Paolo Sassanelli), consigliato dalla sua bella consulente finanziaria (Sonia Bergamasco), compra una collezione d’arte contemporanea, che viene provvisoriamente sistemata nel vecchio pastificio. Viene offerto ad Enzo, Carmine e Bandula, come lavoro temporaneo in nero, di custodire il magazzino che ospita le opere. Enzo e i suoi amici scoprono sbalorditi l’arte contemporanea. La prima reazione è di rifiuto, di ironia verso una forma d’arte che proprio non capiscono! Ma poi spinti dalla disperazione e dalla voglia di riscatto, decidono di rifare alcune di quelle opere d’arte, sostituirle a quelle di Tammaro, e vendersi gli originali.

Parte la truffa in grande stile. I nostri si ritroveranno a vivere la più incredibile ed esaltante avventura della loro vita, che li porterà ad avvicinare, con un misto di curiosità e primitiva irruenza, il linguaggio dell’arte e il mondo delle gallerie d’arte tra collezionisti e vernissage. In questo “gioco” di falsificazione iniziato per caso, ciascuno prende coscienza, in modo un po’ maldestro, della propria intraprendenza e della propria sensibilità artistica. La loro capacità manuale, che non gli era servita per conservare il posto di lavoro, adesso torna loro utilissima per riprodurre fedelmente le opere d’arte.
Nella loro incredibile avventura passano dalle mani di un contrabbandiere di ulivi (Ernesto Mahieux) a quelle di un affermato gallerista della capitale (Ninni Bruschetta) che li catapulterà nell’esclusivo mondo dell’arte contemporanea. Ma la mala sorte della povera gente sta sempre in agguato. Al rientro in Puglia, quando tutto sembrava andare per il meglio, si scopre che Tammaro ha spedito a Roma la sua collezione (compresi i falsi) per venderla all’asta. Gli improvvisati falsari passano dall’euforia al terrore. Temono che gli esperti della casa d’aste si accorgano dell’inghippo, e si vedono già arrestati. Inizia così una forsennata corsa contro il tempo per recuperare le opere originali e rimetterle al loro posto, prima che inizi l’asta.

Giovanni Albanese spiega nelle note di regia:

L’idea di questo film nasce da un cortocircuito di due mondi diametralmente opposti tra loro: la dura realtà di lavoro degli operai di un pastificio salentino, e l’elitario mondo dell’arte contemporanea italiana e internazionale.
Gli operai che ho scelto di raccontare sono degli scaricatori di pasta, gli ultimi tra gli ultimi nella catena produttiva della fabbrica, non sono operai specializzati e nemmeno semplici, sono uomini che conoscono solo il lavoro manuale e la fatica fisica e che tirano la cinghia per arrivare alla fine del mese. Allora, questa gente che tipo di rapporto può avere con l’arte contemporanea o con l’arte concettuale? Come reagiranno i nostri, se le vicissitudini della vita li porteranno in diretto contatto con un mondo a loro ignoto, fatto di oggetti spesso indecifrabili, per loro inutili, ma per i quali collezionisti facoltosi in tutto il mondo, sono disposti a spendere una fortuna?
Nel film vado a vedere cosa può succedere quando il basso incontra l’alto, quando due mondi così opposti entrano in rotta di collisione.
Sono certo che per me il mezzo migliore per descrivere questo impatto sia ispirarmi alla nostra tradizione cinematografica della commedia all’italiana.
Lavorando sulle atmosfere tragicomiche di un cinema fatto non solo di battute, ma ricco di situazioni dove la tragedia è spesso fonte di una comicità vera e disperata, che ci riporta al centro della vita degli uomini, specialmente di quelli che il resto del mondo considera senza arte né parte.

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