I 60 anni di Psyco che ci hanno insegnato il vero brivido

di Kino Commenta

Di Alfred Hitchcock ricorderemo sempre quella suspense di cui è ancora oggi maestro indiscusso, e quando si parla dei primi 60 anni di Psyco tantissime diapositive ci scorrono davanti come piccoli traumi: la doccia, il coltello, l’ombra, la sedia a dondolo, quel lampadario che oscilla e riempie la stanza di lampi, quelle inquadrature e quella maledetta casa.

Dobbiamo tutto a Peggy Robertson, assistente personale del regista che gli fece leggere il libro di Robert Bloch cui la pellicola si ispira. Hitchcock ne fu talmente catturato da ordinare l’acquisto di tutte le copie possibili per evitare che il pubblico americano conoscesse il finale. Tuttavia, quando presentò il suo progetto alla Paramount quest’ultima rifiutò di finanziare un film che risultava troppo violento. Per questo il regista scelse di girare in bianco e nero quando in realtà già esistevano le pellicole a colori, di affidare le riprese a una troupe televisiva – la stessa che insieme a lui girò Alfred Hitchcock Presenta – di acquistare di tasca sua i diritti cinematografici e di finanziare parte del progetto.

Inoltre Hitchcock rinunciò al suo compenso e si accordò per una piccola percentuale. Probabilmente non immaginava che quel film girato in low budget sarebbe diventato un cult, e se il merito è nella trama e nelle inquadrature, tanto dobbiamo anche a quella singolare promozione ideata dallo stesso regista che addirittura impediva agli spettatori di entrare nelle sale quando la proiezione era già iniziata.

Ispirato dal libro di Robert Bloch, a sua volta la storia aveva preso spunto da Ed Gein, noto anche come il macellaio di Plainfield che aveva un rapporto morboso con la madre che raggiunse livelli di follia una volta che questa morì. Gein, incapace di rassegnarsi, arrivò a indossare i suoi abiti mentre trascorreva le giornate tra scodelle ricavate dai teschi dei bambini e suppellettili assemblate con organi umani.

Ed Gein uccise due donne, le sventrò e le decapitò. La morbosità del rapporto tra madre e figlio era al centro della trama sia del libro che del film e ancora oggi, per i 60 anni di Psyco, ci rendiamo conto di aver imparato tanto da quel film così piccolo e così immenso da fare scuola.

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