Generazione 1000 Euro: recensione

di Pietro Ferraro 12

Quattro rappresentanti della cosiddetta Generazione 1000 Euro costretta a combattere quotidianamente con la mancanza di lavoro e di sicurezze, una precarietà che si riflette nei rapporti interpersonali ed affettivi, a cui si aggiunge uno stipendio che non basta mai e una laurea che ha perso il valore intrinseco di distinzione e valorizzazione di un faticoso percorso di crescita e studio.

Così ci troviamo ad assistere alle vicissitudini di Matteo (Alessandro Tiberi) trentenne con un talento per la matematica ed una laurea in tasca che proprio non l’aiuta a trovare un lavoro che gli dia uno stipendio dignitoso che gli permetta di arrivare a fine mese, poi come se non bastasse c’è la spada di Damocle dell’affitto della casa che divide con il suo migliore amico Francesco (Francesco Mandelli).

Francesco è un appassionato di cinema che sbarca il lunario lavorando come proiezionista in un cinema d’essai ed ha una vera mania per i videogames. Nel tran tran quotidiano all’insegna della sopravvivenza dei due amici fanno capolino la nuova coinquilina Beatrice (Valentina Lodovini), aspirante insegnante di greco e la bella Angelica (Carolina Crescentini), capufficio di Matteo.

Matteo nel giro di pochi giorni proverà sulla sua pelle il triste significato di precarietà perdendo la fidanzata, venendo sfrattato dal suo appartamento e dulcis in fundo rischiando anche di perdere il suo lavoro.

Generazione 1000 Euro si lancia al salvataggio dei cosiddetti bamboccioni cercando di raccontare alcune reali problematiche della generazione di trentenni perennemente in lotta con un quotidiano privo di qualsivoglia sicurezza.

Il regista Massimo Venier diverte ma non graffia, ammicca ma non approfondisce, sfornando comunque una godibile commedia che si pone sicuramente una spanna sopra alle ultime produzioni made in Italy. Questo buon risultato va in parte attribuito ad una brillante scrittura che trae la parte più comedy e umoristica del libro tralasciandone gli approfondimenti politico-sociali che avrebbero sicuramente dato più spessore a tutta l’operazione ma al contempo ne avrebbero appesantito la fruibilità.

Ottimi i giovani interpreti ricchi di sfumature e figli loro stessi di quel mondo che stanno rappresentando, Generazione mille euro è una riuscita e divertente commedia che racchiude tante paure, ma anche tante speranza per una generazione che nel bene o nel male stringe i denti e guarda comunque avanti.

Commenti (12)

  1. Generazione 1000 euro
    Una incalzante denuncia del lavoro precario

    Un film amaro condotto con sottile ironia da Massimo Venier, che si avvale di attori bravi nell’ interpretare le ansie, i desideri repressi, l’incertezza del futuro, il mal di vivere della generazione dei trentenni alle prese con il lavoro precario.
    Una commedia all’italiana che rincorre una realtà complessa e la rappresenta semplificandola eccessivamente.
    Un cameo gustoso è costituito dalla presenza di un improbabile cattedratico nei panni, debordanti, di Paolo Villaggio, che sembra uscito letteralmente da una pellicola di Frank Capra.
    I personaggi che danno vita al racconto sono tutti laureati brillantemente e costretti ad adattarsi ad un lavoro spesso diverso da quello per il quale si erano preparati, ma soprattutto con contratti aleatori che possono interrompersi da un momento all’altro per il capriccio di un capoccia.
    Il lavoro precario è una maledizione per i giovani, i quali non hanno più punti fermi che permettano di fare progetti per il futuro: formarsi una famiglia, fare dei figli, comprarsi una casa con un mutuo, godere un domani della pensione.
    Anche il Papa ha fatto sentire la sua autorevole voce sul problema, ma purtroppo, più che lamentarsi del fenomeno, non è riuscito ad avanzare alcuna proposta risolutiva.
    Molti credono che il lavoro precario sia una triste prerogativa dell’Italia, viceversa esso è una regola in tutti i paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti, dove la estrema mobilità del lavoro è considerata la ricetta dello sviluppo economico.
    La scuola fino a quando il problema non avrà trovato una soluzione dovrà impegnarsi a fornire ai giovani una preparazione multidisciplinare, in previsione che, nel corso della vita, siano costretti più di una volta a cambiare completamente tipo di attività.
    Lo Stato ed i sindacati devono impegnarsi ad elaborare e rispettare una legislazione che preveda la possibilità reale di licenziamento per giusta causa, allo scopo di sfatare il pregiudizio(in gran parte vero) che un datore di lavoro che assuma un dipendente lo debba assumere a vita. Bisogna convincersi che una strenua difesa del lavoro comporta una palpabile penalizzazione per chi lo cerca.
    Gli economisti debbono spiegarci se la precarietà è una condizione favorevole dello sviluppo economico e prospettarci modelli alternativi, nei quali un maggiore rispetto dei diritti del lavoratore sia compatibile con un incremento della produzione.
    I politici debbono recepire la gravità del problema e, coraggiosamente, proporre soluzioni anche contro i poteri forti, spesso sopranazionali e sempre onnipotenti. Il loro compito è il più gravoso e necessita di un grosso appoggio per evitare il senso di solitudine delle scelte decisive, in mancanza delle quali non esisterà un futuro, non solo per i giovani, ma per la nostra civiltà.

    Achille della Ragione

  2. @ Achille della Ragione:
    Grazie delle tue riflessioni e del tuo citazionismo: fa sempre piacere leggere qualcuno così prolisso e che il cinema lo vive e lo divora. Torna a trovarci!

  3. @ Achille della Ragione:
    D’accordo con te sui ruoli che ognuno delle parti in causa deve ricoprire per risollevare le sorti di un futuro alquanto incerto, scuola e politica in primis, grazie del commento.

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