Frasi da cinema, Quei bravi ragazzi

di Pietro Ferraro Commenta

Henry Hill (Ray Liotta) cresciuto a pane e mafia ha sempre saputo chi voleva diventare, non era una questione di alternative mancate o di indole criminale, si trattava solo di voler far parte della famiglia.

A Hill piacevano il rispetto e il timore reverenziale che la sua posizione incuteva, qualcosa di troppo potente ed inebriante per essere descritto a parole.

E in fondo, c’era la consapevolezza che tutto questo prima o poi sarebbe finito,  avrebbero ritrovato i suoi resti putrescenti sotto un metro di terra o divorati dai granchi, ma questa è la vita, e si vive una volta sola.

Henry Hill: Ci trattavano come delle stelle del Cinema, ma eravamo più potenti, eravamo tutto. Le nostre mogli, le madri, i figli campavano bene con noi. Io avevo dei sacchetti pieni di gioielli nella credenza in cucina, avevo una zuccheriera piena di cocaina sul comodino accanto al letto. Mi bastava una telefonata per avere tutto quello che volevo: macchine gratis, le chiavi di una dozzina di appartamentini in città. Scommettevo 30 mila dollari ai cavalli di domenica, e sperperavo le vincite la settimana dopo oppure ricorrevo agli strozzini per pagare gli allibratori. Non aveva importanza, non succedeva niente quando eri in bolletta andavo a rubare un altro po’ di grana, noi gestivamo tutto; pagavamo gli sbirri, pagavamo gli avvocati, pagavamo i giudici stavano sempre con la mano tesa, le cose appartenevano a chi se le prendeva. E adesso è tutto finito. È questa la parte più dura, oggi è tutto diverso. Non ci si diverte più, io devo fare la fila come tutti gli altri e si mangia anche di schifo. Appena arrivato ordinai un piatto di spaghetti alla marinara e mi portarono le fetuccine col Ketchup. Sono diventato una normale nullità. Vivrò tutta la vita come uno stronzo qualsiasi.

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