Festival di Roma 2012: My Sweet Orange Tree vince Alice nella città

di Redazione 1

Consegnati i premi della decima edizione di Alice nella città, evento parallelo e indipendente di cinema per ragazzi del Festival internazionale del film di Roma. La giuria ha eletto Miglior film del Concorso Young Adult (premiato con 10.000 euro) il brasiliano My Sweet Orange Tree di Marcos Bernstein.

La motivazione della giuria:

Per il perfetto equilibrio tra poesia ed intrattenimento che ne fa un film tecnicamente elegante senza essere inaccessibile. La forte emotività dei contenuti si fonde con una fotografia suggestiva e dal taglio personale. La fantasia è resa protagonista grazie a scene che rappresentano l’immaginazione del piccolo personaggio Zezè, magistralmente interpretato da Joao Guilherme de Avila, senza nulla togliere alla veridicità e alla profonda intimità del legame tra i personaggi.

Il Premio Speciale della Giuria è andato invece a Pulce non c’è di Giuseppe Bonito, unico film italiano presente in concorso. Questa la motivazione:

In un panorama cinematografico internazionale di pellicole poco coraggiose è difficile trovare un film che sussurri con delicatezza l’essenza della vita. È per questo che i giurati di Alice nella Città hanno deciso di assegnare il Premio Speciale della Giuria a ‘Pulce con c’è’, capace di far emergere con onestà, dignità e profonda dolcezza una realtà spesso fraintesa. In modo fresco e leggero la pellicola racconta una quotidianità difficile con uno sguardo innocente, puro, raro.

SINOSSI DI MY SWEET ORANGE TREE:

Zezé Vasconcelos ha 7 anni ed è il quarto di cinque figli in una famiglia di operai. La sua è una famiglia semplice e poco istruita, ma Zezé è differente: è sensibile, precoce e ha talento nel raccontare le storie. Però è una peste. Niente gli dà più piacere che trasformare il suo quartiere in un teatro per le sue birichinate. Nonostante sua sorella Gloria sappia che lui ha un buon cuore, Zezé non ha alleati e spesso viene picchiato. Le cose peggiorano quando suo padre perde il posto di lavoro e la moglie inizia a fare dei turni extra, ma il cibo scarseggia lo stesso. Il padre, frustrato, inizia a sculacciarlo sempre di più. Lui trova rifugio nella sua fantasia e immaginazione per opporsi alla violenza. Il suo rifugio preferito è un immaginario Sweet Orange Tree che lui chiama “Minguinho” con il quale lui condivide tutto. Nel quartiere che tanto lo spaventa Zezé prende di mira l’anziano straniero Manule Valadares per le sue malefatte, ma viene puntualmente punito quando il vecchio lo trova nella sua auto d’epoca. Ma il loro rapporto prende una piega inaspettata: in un momento di compassione, Valadares si rivolge al ragazzo e inizia tra loro una bella amicizia. Valadares dà a Zezé l’attenzione e la comprensione che lui avidamente cerca, e gli insegna come scrivere le sue storie. Purtroppo questa amicizia viene brutalmente interrotta quando Valadares muore in un incidente. Zezé è incredulo e si sente abbandonato. Depresso, si ammala per settimane, proprio in un momento decisivo per la sua famiglia: suo padre trova di nuovo lavoro e pianifica il loro trasferimento in una casa più grande. Ma nonostante ciò lui ha smesso di sperare che torni la felicità nel rapporto con la sua famiglia. Zezé sta cambiando e, in compagnia del suo Sweet Orange Tree (Arancio), diventerà uno scrittore.

IMMAGINI DEL FILM

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