Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

L’imperatrice Wu Zetian (Carina Lau) sta per diventare il primo imperatore donna della storia cinese, i malumori intorno alla sua imminente incoronazione aumentano di giorno in giorno, come le schiere di chi complotta alle sue spalle per usurparne il trono, ma a pochi giorni dalla cerimonia di insediamento alcuni dignitari di corte cominciano a morire misteriosamente, consumati da fiamme che sembrano provenire dall’interno dei loro corpi.

L’imperatrice deciderà che la situazione è tanto grave da dover ricorrere all’aiuto di uno degli uomini che lei stessa ha imprigionato anni addietro per cospirazione contro il suo trono, così toccherà allo scaltro Di Renjie (Andi Lau), maestro nella spada ed abile investigatore, scoprire chi sta cospirando contro l’imperatrice seguendo le tracce lasciate dai corpi e partendo dal luogo dove la prima combustione ha avuto luogo, un gigantesco Buddha in costruzione che celebrerà la nuova reggenza dell’imperatrice.

Davvero sontuoso questo affresco fanta-storico messo in scena dal regista Tsui Hark che prova con successo a rivisitare il wuxiapan, il cappa e spada a tinte fantasy made in China, miscelandolo con elementi tipici del classico giallo investigativo, una messinscena degna di un kolossal, effetti visivi di altissimo profilo ed elementi fantastici che omaggiano il wuxia più classico dandogli la consueta ed intrigante veste epica.

Hark, come peraltro recentemente ha fatto John Woo con la sua Battaglia dei tre regni, utilizza una base storica con personaggi che fruiscono di una sorprendente solidità e vi aggiunge una regia elegante, ma al contempo muscolare, un mix vincente e spettacolare che lo ha fatto amare dal grande pubblico e dai fan del genere che lo seguono fedelmente dai tempi della saga Once upon a time in China e del remake The Blade.

Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma è un intrigante ibrido all’insegna dell’avventuroso e del mistery che fruisce di un appeal che va oltre generi e target, una prova di grande evoluzione e adattamento all’evolversi del cinema moderno che non tradisce le proprie radici, ma coglie appieno il bisogno di proporsi ad una platea il più variegata possibile, insomma un film consigliato anche a chi non ama particolarmente il cinema orientale, ma non disdegna affatto il buon cinema di genere.

Note di produzione: il protagonista Andy Lau in patria è anche un famoso cantante, le coreografie del film sono curate dal veterano Sammo Hung, il film dopo il debutto al Toronto Film Festival 2010 è transitato in concorso alla sessantasettesima Mostra del Cinema di Venezia.

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