Cosa piove dal cielo?, recensione

di Pietro Ferraro Commenta

Roberto (Riccardo Darin) gestisce una ferramenta in quel di Buenos Aires. meticoloso sino al compulsivo, solitario e dal carattere scontroso l’uomo si ritrova a dover fronteggiare due eventi che mineranno la sua asocialità conclamata mettendo in pericolo il suo microcosmo da burbero eremita. Gli eventi in questione sono due persone in carne ed ossa, la prima è Mari (Muriel Santa Ana) un’amica da sempre innamorata di lui che arriva dalla campagna agguerrita e con la ferma intenzione di farlo capitolare, l’altro è Jun (Ignacio Huang) un ragazzo cinese giunto in Argentina in cerca di uno zio che risulta irreperibile e che costringerà Roberto, accorso in suo aiuto ad ospitarlo. Queste due persone, entrambe ben consce che sotto la scorza dura di Roberto si cela un grande suore, lentamente e faticosamente cominceranno a far breccia nella sua quotidianità costringendolo a fare i conti con se stesso e un carattere indurito dal tempo e dalla solitudine.

Il regista argentino Sebastian Borensztein si cimenta in una commedia dai toni fiabeschi e dalle tonalità emotive farsesche, inframmezzate da inserti fantastici e surreali che richiamano in più di un’occasione le pittoresche fantasticherie, in questo caso un po’ meno cartoonizzate, della Audrey Tatou del Favoloso mondo di Amélie.

Il film di Borensztein ha la pecca di esordire con una fumettosa sequenza che spiazza e promette forse troppo, per poi incanalarsi in una narrazione gradevole, ma estremamente prevedibile nel suo dipanare digressioni romantiche, accenti dickensiani, slanci multietnici ed un inevitabile happy end alla Frank Capra. Questo però non vuol dire che Cosa piove dal cielo? manchi di emozionare o che la parabola del rude Grinch argentino non regali la sua dose di buoni sentimenti, sorrisi e messaggi propositivi per un film senza dubbio pregno di ottimismo, ma mai meramente consolatorio.

Nelle sale a partire dal 23 marzo 2012

Note di produzione: il film ha vinto un Marc’Aurelio d’Oro per il miglior film al Festival Internazionale del Film di Roma 2011 e un Goya 2012 come miglior film latinoamericano.

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