Chernobyl Diaries – La mutazione, recensione

di Pietro Ferraro 1

Un gruppo di ragazzi composto da Chris (Jesse McCartney), la sua fidanzata Natalie (Olivia Taylor Dudley) e la loro comune amica Amanda (Devin Kelley), mentre stanno visitando l’Europa decidono di far tappa a Kiev, in Ucraina per far visita a Paul (Jonathan Sadowski) il fratello di Chris. Dopo una notte in città, Paul suggerisce di fare qualcosa di diverso e prropone un “tour estremo” nella città abbandonata di Prypiat che si trova a pochi chilometri dalla centrale nucleare di Chernobyl, luogo del celebre disastro. I quattro si uniscono così ad una coppia di fidanzati, la norvegese Zoe (Ingrid Bolso Berdal) e l’australiano Michael (Nathan Phillips) e a bordo di un furgone partono alla volta di Prypiat guidati dall’ex-soldato Uri (Dimitri Diatchenko), che però una volta giunto sul posto si vede negare dall’esercito ucraino l’accesso alla città. Uri spinto dal gruppo trova un’accesso alternativo e riesce a raggiungere il centro della cittadina abbandonata, iniziando così un’esplorazione che porterà il gruppo a scoprire segni di alcune inquietanti presenze e quando il furgone sarà manomesso, quelli che erano solo sospetti si trasformeranno in terrificanti certezze.

Dopo la tiepida accoglienza in patria arriva nelle nostre sale il thriller-horror Chernobyl Diaries che in un’ansiogena atmosfera da survival-horror vede l’esordio del regista Bradley Parker supportato produttivamente da Oren Peli, il  creatore della serie Paranormal Activity e co-produttore dell’ottimo Insidious.

Sorvolando sull’opinabilità nello scegliere il teatro di una tragedia come ambientazione per un horror, occupiamoci del film e del fatto, senza dubbio positivo che finalmente qualcuno ha pensato bene di realizzare un horror low-budget che per una volta non ci propini il formato mockumentary, infatti Peli utilizza il medesimo approccio usato con la sua recente serie tv The River, ibrida l’inflazionato formato ricorrendo all’utilizzo di riprese con macchina a spalla, inserti musicali e solo qualche stralcio di found footage, permettendo così  al regista di mostrare una notevole padronanza della macchina da presa che di questi tempi per il filone sembra diventata un optional.

Punto di forza dell’operazione è l’immersiva location spettrale e disadorna, ben supportata cromaticamente da una fotografia livida che per fortuna si adatta all’evolversi degli eventi rendendo meno confuse le sequenze poco illuminate e che ben incornicia la città fantasma, che accoglie il gruppo di sprovveduti turisti della domenica (che senza dubbio non hanno visto Hostel), diventando di fatto protagonista assoluta del film.

La bravura di Parker e l’azzeccata location riescono per quasi l’intera durata del film a sopperire alla sorprendente mancanza di gore, a personaggi credibili, ma tagliati con l’accetta e ad incombenti presenze ostili mai palesate se non in qualche fugace inquadratura, questo sarebbe un bene se nell’ultima mezz’ora di girato si desse spazio al repertorio tipico di queste produzioni, ma purtroppo per qualche oscuro motivo Parker decide di non mostrare praticamente nulla, trasformando così i minuti finali in una lunga corsa a perdifiato nei meandri di oscuri sotterranei e claustrofobici tunnel, per chiudere il tutto in fretta e furia con un finale davvero deludente e palesemente tirato via.

Chernobyl Diaries – La mutazione promette troppo perdendosi lungo la strada, seppur girato con indubbia dovizia tecnica, la messincena finisce per creare una tensione a cui il regista sembra incapace di dare visivamente sfogo, che se in un thriller canonico si sarebbe potuto tollerare magari sopperendo con un adeguato scavo dei personaggi, in un film che ammicca a classici cone Le colline hanno gli occhi e la serie Wrong Turn diventa un limite enorme, che finisce per frustrare lo spettatore più paziente che a fine corsa si ritrova con un pugno di mosche e novanta minuiti di un’infinita premessa.

Nelle sale a partire dal 20 giugno 2012

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Note di produzione: Nel ruolo di Chris troviamo il cantante Jesse mcCartney doppiatore nella serie Alvin Superstar e nel cast principale della serie tv Greek; il film costato 1 milione di dollari ha fruito di location in Ungheria e Serbia.

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