Bed Time, recensione del thriller di Jaume Balaguerò

di Pietro Ferraro 1

Si può essere geneticamente impossibilitati ad essere felici? Secondo Cesar (Luis Tosar) portiere in un palazzo di Barcellona senza alcun dubbio, visto che la sua è una vita vuota, invivibile e senza uno scopo, una vita che non vale la pena di essere vissuta, una vita da cui sfuggire al più presto pianificando giorno dopo un giorno un gesto estremo, assaporandone l’istantaneo epilogo verso una libertà agognata da sempre.

Cesar però ha trovato uno scopo, la sua mente disturbata e la sua personalità distruttiva lo portano a individuare la felicità negli altri, quella per lui malsana spensieratezza e gioia causa dell’acuirsi del suo male di vivere e ad intraprendere una meticolosa operazione di demolizione del quotidiano di chiunque si presenti come una vittima predestinata.

Cesar sfrutta il suo impiego di portiere e l’accesso a tutti gli appartamenti del palazzo per incrinare qualsiasi momento di felicità espresso o solo accennato dai suoi inquilini, in particolare Cesar non sopporta più la bella e solare Clara (Marta Etura), il sorriso radioso e la gentilezza della ragazza diventano per l’uomo un affronto alla sua incurabile infelicità, qualcosa a cui porre subito rimedio.

Cesar allestirà così un piano certosino per trasformare le giornate di Clara in un incubo e le notti in una sommessa violenza, incrinando giorno dopo giorno quel sorriso, minandone le certezze e godendo ora dopo ora del lento disfacimento di una giovane vita, perchè quello è il suo scopo ultimo, l’unico motivo che ancora lo spinge a respirare…

Bed Time in originale Mientras duermes è la prima incursione del regista spagnolo Jaume Balaguerò (Rec, Darkness) in un thriller che non abbia digressioni sovrannaturali od orrorifiche, anche se in questo nuovo film non mancano sequenze disturbanti e un un paio di momenti in cui il regista costruisce ad arte su schermo una tensione palpabile che ne dimostra l’innata inclinazione per il genere.

Oltre alla confezione visivamente impeccabile di Balaguerò, di questo thriller spicca senza dubbio la performance altrettanto inappuntabile di Luis Tosar già visto nell’ottimo thriller a sfondo carcerario Cella 211, memorabile la sua performance nei panni del detenuto Malamadre.

Tosar miscela abilmente modi gentili e pensieri omicidi lasciando affiorare sprazzi di una disturbante e accomodante maschera che potrebbe essere indossata da chiunque accanto a noi, dal vicino di casa al commesso del supermercato, instillando durante la visione una sgradevole ed efficace sensazione di inquietudine.

Balaguerò prende il motto Mors tua vita mea e un peccato capitale come l’invidia, spesso pane quotidiano per molte personalità frustrate e li estremizza sconfinando in un territorio malsano, in un immaginifico di follia e stalking bordeline foraggiato da troppa cronaca nera, costruendo un buon ritmo e sfruttando al meglio la solare Etura e il veterano Tosar.

L’unico neo riscontrato nel film  riguarda il cast di supporto, ci piaciuta davvero poco la truce ragazzina interpretata da Iris Almeida, un personaggio davvero poco realistico ed eccessivo che ad un certo punto mette un freno all’intero evolversi degli eventi e all’escalation di follia del protagonista, portando lo script del torinese Alberto Marini ad una scelta narrativa poco coraggiosa e a nostro giudizio deleteria nel fisiologico evolversi della trama, anche se bisogna ammettere che il film nel suo complesso non sembra risentirne.

Nelle sale a partire dal 27 luglio 2012

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Note di produzione: la sceneggiatura del film è dell’italiano Alberto Martini già autore dello script per il thriller-horror con licantropi I delitti della luna piena aka Romasanta e produttore del sequel Rec 3: Genesis e del dramedy Il cammino per Santiago; la colonna sonora del film è stata affidata a Lucas vidal (The Raven, The Vanishing on 7th Street).

 

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