Austin Powers-La spia che ci provava, recensione

di Pietro Ferraro 2

Il amlvagio Dottor Male (Austin Powers) stanco delle continue sconfitte decide di estirpare alla radice la fonte dei suoi problemi, l’agente segreto Austin Powers (Mike Myers), tornando indietro nel tempo sino al 1969 in cerca del segreto che rende Powers una spia invincibile.

Il segreto in questione, il liquido Mai più moscion, deve essere assolutamente rcuperato onde evitare che il Dottor Male metta in atto il suo piano per conquistare il mondo, così il nostro eroe supportato dalla sensuale Felicity Ladà (Heather Graham) utilizza lo stesso mezzo di trasporto usato dal suo acerrimo nemico per contrastare il folle scienziato e i suoi scagnozzi.

Mezzo che lo porterà sull’isola sede del quartier generale del Dottor Male, qui catturato  si troverà davanti ad una difficile scelta, salvare la vita della sua ultrasexy-assistente o salvare il mondo dalle brame della sua nemesi, cosa sceglierà il folle ed occhialuto emulo di James bond?

Austin Powers-La spia che ci provava, sequel di Austin Powers-Il controspione, sbanca a sorpresa i botteghini superando gli incassi del suo predecessore, exploit dovuto ad un corposo battage pubblicitario supportato dalla presenza di Powers/Myers nel video di Madonna Beautiful Stranger, trasmesso a tappeto, che si è rivelato un perfetto e riuscito esempio di viral-marketing.

la ricetta non cambia, battute grevi, doppisensi da caserma, e una parodia dei classici di Ian Fleming qui ampliata con molte citazioni ed omaggi al cinema di genere. Alla regia torna Jay Roach (Ti presento i miei),  mentre la Powers-girl Elizabeth Hurley viene degnamente sostituita da una frizzante e sensualissima Heather Graham, sicuramente uno dei punti forti della pellicola.

L’istrionico Myers si esibisce in una triplice veste, questo sequel  sarà l’occasione per l’esordio di un altro villain, il truce scozzese Ciccio Bastardo, molti anche i cameo, da segnalare quello del cantautore Elvis Costello e degli attori Woody Harrelson e Tim Robbins.

L’intrigante look del film colpisce per colori e suggestioni anni ’60 perfettamente catturate e in qualche modo visivamente parodiate ad arte, altro punto di forza di un film che se meno eccessivo, basta dare un’occhiata allo spassoso e più riuscito Johnny English con Rowan Atkinson, avrebbe potuto regalare qualche sana risata in più, anche considerando la cura per la confezione ed un certo ricercato gusto per le citazioni.

Concludiamo con un doveroso plauso all’eclettico doppiaggio di Massimo Lopez voce di Austin Powers/Dottor Male/Ciccio Bastardo, e al team che ha adattato i dialoghi che con un notevole sforzo creativo ha fedelmente trasposto l’atmosfera demenziale dell’originale.

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