Una notte da leoni 2, recensione

di Pietro Ferraro 1

Ancora una goliardica avventura per il gruppetto di bagordi allo sbaraglio del campione d’incassi Una notte da Leoni, sono passati due anni dalle disavventure in quel di Las Vegas di Phil (Bradley Cooper), Stu (Ed Helms), Alan (Zach Galifianakis) e Doug (Justin Bartha) con quest’ultimo rapito durante una notte persa nei fumi dell’alcol, ma le cose non sono cambiate molto perchè stavolta è Stu a dover convolare a nozze optando come location l’esotica Thailandia, patria della sua fidanzata, dove inviterà naturalmente i suoi compagni di bisbocce, tra cui Doug che sembra aver ormai archiviato definitivamente l’incubo Vegas e Alan ancora incapace di crescere e dare un taglio alle stramberie, che invece, dal cato suo considera quella folle notte trascorsa con i suoi amici la più incredibile della sua vita.

La parola d’ordine stavolta è niente guai da colossali sbronze, anche perchè il suocero di Stu non è particolarmente entusiasta e Alan ha sempre quello strano sguardo perso nel vuoto che in realtà cela macchinazioni da disastri epocali e infatti non ci vorrà molto affinchè il gruppetto non si ritrovi ancora una volta nel bel mezzo di un mare di guai, ma stavolta a far da cornice all’ennesima follia pre-nuziale non ci sarà la familiare Las Vegas, ma la pericolosa,  tentacolare e tentatrice Bangkok.

Il regiista Todd Phillips a due anni dal grande ed inaspettato successo della sua black-comedy Una notte da leoni, con incassi stratosferici ed un Golden Globe per la miglior commedia dell’anno, torna metaforicamente sul luogo del delitto seguendo alla lettera le ferree regole del sequel tout-court dettate nel vademecum hollywoodiano del perfetto blockbuster, squadra vincente non si cambia e soprattutto copione vincente non si cambia, perchè con questo Una notte da leoni 2 le dinamiche si ripetono ad oltranza e il fattore bromance, come gli americani definiscono l’amicizia virile, si ricontestualizza all’interno di una nuova ambientazione, l’esotica Thailandia, che senza dubbio permette di creare nuove situazioni surreali e oltremodo esilaranti, sale dell’intera operazione, ma che danno anche come contrappunto la strana sensazione di guardare una sorta di istant-remake che ripropone con qualche variazione sul tema, una ricetta rodata e ormai ben metabolizzata dal pubblico, eccessi goliardici e black-humour compresi.

Insomma ci troviamo di fronte ad un sequel divertente senza dubbio, ma ben poco coraggioso, l’appeal della nuova location è indubbio, il cast funziona come di consueto, si percepisce però un pò di stanca all’orizzonte, quindi capiamo il bisogno di cavalcare ad oltranza un successo non preventivato, ma per il terzo capitolo che a quanto pare si farà, se non si cambia registro si rischia la sindrome da saga teen-horror alla Final Destination o peggio ancora da cinepanettone.

Note di produzione: nel film ruoli anche per Paul Giamatti e Ken Jeong, quest’ultimo già nel cast del primo film, il tatuaggio Maori che Ed Helms porta sul viso nel film ha portato la Warner in tribunale per una presunta violazione del copyright.

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