The Music Never Stopped, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

Henry ed Helen Sawyer (J.K. Simmons e Cara Seymour) sono due genitori che una sera hanno visto per l’ultima volta il loro giovane figlio Gabriel (Lou Taylor Pucci) uscire di casa dopo una discussione e non rientrare più. Ora una telefonata a vent’anni di distanza riporta ai genitori il figlio perduto, ma non è lo stesso ragazzo, un tumore cerebrale benigno, ma devastante gli ha invaso e distrutto l’area del cervello adibita ad incamerare i ricordi, Gabriel quindi non solo non ricorda nulla degli ultimi vent’anni e non riesce a registrare nuovi ricordi, ma rimane bloccato in un limbo temporale ben definito che riesce ad essere stimolato solo dalla musica. Inizierà così per Henry un percorso di  riavvicinamento e condivisione verso il figlio e la sua passione per la musica ed in particolare per i Grateful Dead, un percorso terapeutico guidato dalla professoressa universitaria Dianne Daley (Julia Ormond) che porterà padre e figlio ad un nuovo e ritrovato legame, edificato, ricordo dopo ricordo sul potere universale dell’amore e della musica. 

Debutto alla regia del produttore Jim Kohlberg, che dimostra una particolare abilità nel trattare un argomento irto di spigolosità emotive come la malattia. Senza dubbio parte del merito va sia allo script di Gwyn Lurie and Gary Marks che ad un cast in gran forma, su tutti spicca un’intenso JK Simmons, ma l’oculato utilizzo che Kohlberg fa della colonna sonora, dei flashback e soprattutto di come evita alcuni eccessi di patetismo tipici di pellicole che affrontano questo tipo di tematiche, trasforma la storia di una vita cancellata in un toccante, onesto ed edificante racconto privo delle tipiche furbizie che forse la regia di un veterano avrebbe messo in evidenza e che invece un esordiente come Kohlberg per nostra fortuna schiva con decisione.

Note di produzione: Il film, che ha transitato in concorso al Sundance Film Festival 2011, è basato su un caso clinico reale narrato nel libro The Last Hippie dal neurologo Oliver Sacks, lo stesso medico che ha ispirato il Risvegli di Penny Marshall con Robin Williams e Robert De Niro. Il titolo del film si ispira al brano The Music Never Stopped dei Grateful Dead.

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