Robin Hood, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 13

Inghilterra XIII secolo, re Riccardo (Danny Huston) con la sua armata sta tornando in patria dopo dieci anni in Terrasanta impegnato nella Terza crociata, missione organizzata dai regnanti europei per conquistare Gerusalemme strappandola al feroce Saladino. Tra le fila dei soldati di Riccardo Cuor di Leone Robin Longstride (Russell Crowe), abile arciere che ha lasciato l’Inghilterra ancora bambino.

Durante l’assedio ad uno dei tanti castelli incontrati lungo la via del ritorno re Riccardo verrà mortalmente ferito e spirerà sul campo di battaglIa, questo porterà Robin, che nel frattempo è stato imprigionato per aver ricordato al Re una carneficina perpetrata in Terrasanta, ad abbandonare le fila dell’esercito insieme a due compagni d’armi.

Destino vorrà che i tre incrocino la scorta che sta riportando in Inghilterra la corona del defunto re Riccardo per il passaggio di consegne al principe Giovanni (Oscar Isaacs), finita in un’imboscata ordita dai francesi, Robin metterà in fuga gli assalitori, e vista la dipartita dell’intera scorta si sostituirà, insieme ai compagni ai cavalieri riconsegnando la corona al legittimo successore.

Il Re Giovanni fresco di successione inasprirà la tassazione sulla già impoverita Inghilterra aumentando il malcontento tra la popolazione, nel frattempo Robin proseguirà la sua recita conoscendo ed innamorandosi di Lady Marian (Cate Blanchett) bella e coraggiosa vedova che combatte sia con i giovani bracconieri della foresta di Sherwood che ne saccheggiano periodicamente le riserve di grano, che con le avance del’ambiguo sceriffo di Nottingham (Matthew Macfadyen) che in vece del sovrano strozza la popolazione con tasse sempre più onerose.

Robin nonostante lo scempio perpetrato dal nuovo sovrano, in ultimo si schiererà dalla sua parte quando sarà il momento contrastare l’attacco dei francesi, alleanza che avrà luogo in cambio della firma di un documento che stabilisca nuovi diritti e libertà per il popolo inglese, documento che naturalmente a battaglia conclusa e nemico respinto l’avido re Giovanni non solo non firmerà, ma rinnegherà il supporto dato da Robin alla vittoria dichiarandolo un fuorilegge, dando così inizio al suo esilio e alla leggenda di Robin Hood.

Torna l’accoppiata vincente de Il gladiatore Ridley Scott/Russell Crowe, il primo con la sua regia muscolare che miscela sapientemente spettacolo e ricostruzione storica, il secondo pronto a dare corpo e sangue ad un altra leggenda dopo il suo Maximus da Oscar.

La pellicola di Scott conferma tutta la mestria del regista per il genere già potuta apprezzare nel precedente Le Crociate, e mentre ne Il gladiatore il regista era dovuto ricorrerre giocoforza a molta CGI per ricostruire le location che risultavano così poco realistiche, andrà meglio nel successivo Le crociate, qui ad incantare gli occhi c’è lo splendido e bucolico Galles nonchè l’impressionante lavoro dello scenografo Arthur Max, collaboratore di vecchia data di Scott, che da corpo all’inghilterra del XIII secolo con villaggi e manieri dall’efficace ed immersivo impatto visivo.

Il cast è ricchissimo, oltre ai veterani Max Von Sidow e William Hurt su tutti, anche sul Robin Hood di Crowe, svetta la splendida e volitiva Lady Marian di Cate Blanchett, che per l’occasione ripesca la sua Elizabeth per regalarci un personaggio fascinoso e ricco di sfumature che si cimenterà nel finale in una memorabile battaglia al fianco del suo amato.

Scott ha l’intellligenza per il suo Robin Hood di selezionare un cast solido, di riproporci un carismatico potagonista, e cosa pià importante di raccontare un Robin Hood più uomo che mito, all’insegna del realismo allontanandosi così dalle precedenti trasposizioni, un’idea che si rivela vincente e che nel complesso salva anche un finale sin troppo sovraccarico, con qualche sbavatura e gli invasori francesi che ammiccano alla memorabile sequenza dello sbarco in Normandia del film di Spielberg Salvate il soldato Ryan.

Commenti (13)

  1. Caro Pietro,
    questa volta mi permetto di dissentire sul tuo giudizio fin troppo benevole a questa pellicola.
    Personalmente ho trovato il film nettamente inferiore sia al Gladiatore, che pure non è un capolavoro, ma anche alle Crociate che tu stesso citi.
    Sempre personalmente il Robin Hood con Costner l’ho preferito di gran lunga, soprattutto per una trama che ha tenuto vivo il mio interesse fino alla fine mentre in questo caso, dopo un’oretta, speravo in un black out per giustificare una mia fuga dalla sala.
    Direi che il tentativo di raccontarci come il buon Robin sia diventato tale è apprezzabile, ma 2h e 40m sono veramente troppi soprattutto se caratterizzati da moltissime chiacchiere, passeggiate a cavallo e poco più.
    Un Robin Hood che scocca solo 4 frecce e combatte nel finale con un martello da carpentiere, i bambini sui poni, l’inserviente addetto a portare la zuppa che con un tiro fortuito con una balestra uccide il re ecc ecc, diciamo che sono solo alcuni particolari che mi hanno lasciato molto perplesso.
    Crowe personalmente l’ho trovato molto meno efficacie rispetto rispetto ad altre sue interpretazioni.
    Comunque in conclusione direi che per me, questo film è stato abbastanza noioso e non lo rivedrei di nuovo (Il Robin Hood con Constner l’ho visto 4 volte e lo rivedo sempre volentieri ma sono gusti personali).
    Grazie dello spazio e un saluto!
    Ip

  2. @ Ipercritico:
    Grazie a te per il commento, qui siamo decisamente su versanti opposti, come peraltro è già successo con il pasticciato Legion, anche io ho apprezzato il Robin Hood di Costner (quattro volte per me sarebbero davvero eccessive :)),ma sinceramente qui siamo su due piani decisamente diversi, il Robin Hood di Reynolds è molto più leggenda e gradevole fumettone, Robin ha anche la ‘spalla’ esotica a mo’ di Robin ed uno sceriffo di Nottingham, il grande Alan Rickman supercattivo davvero memorabile, il Robin Hood di Scott è decisamente più sostanzioso, punta al realismo, ha una messinscena molto ricercata, meno fiabesca ed ammiccante, e non posso che apprezzare il tentativo di Scott di non rifilarmi la stessa minestra riscaldata dopo 12 trasposizioni su grande schermo, una serie animata e due serial tv, e poi diciamocela tutta ma vuoi davvero paragonare Mary Elizabeth Mastrantonio con la Blanchett? 🙂

  3. Diciamo che nel commentare con tanta ricchezza e dovizia di particolari, nella tua risposta, il Robin Hood con Costner, forse mi dimostri di averlo apprezzato anche tu più di questa versione di Scott, perciò non siamo così distanti 🙂
    Comunque attendo con ansia un bel film dove Crowe esprima di nuovo tutta la sua crudezza.
    Ciao
    Ip

  4. Il film si attesta su un livello medio-alto di intrattenimento, meno antistorico e più godibile del tanto blasonato ‘Il Gladiatore’ questo Robin Hood si pone come contraltare a quello del ’91 ma a Russel Crowe, qui in versione boscaiolo imbolsito, non ha la piacioneria furbesca di Costner e i personaggi sono decisamente meno caratterizzati. Per il resto tutto il cast in parte, Blanchett e Von Sydow in primis, l’ottima fotografia e una buona dose di realismo fanno il resto. Menzione speciale anche per Isaac che ricorda a tratti il principe Giovanni disneyano. Sporadici, per fortuna, i passaggi di dubbio gusto, come l’uscita del prode dalle acque (da antologia del trash, Crowe ai minimi storici).
    Voto complessivo: un 7 pieno.

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