Recensione: Saw V

di Redazione 2

Jigsaw (Tobin Bell) è morto: a dare l’annuncio è il dipartimento di polizia, che coglie l’occasione, in conferenza stampa di onorare i propri poliziotti morti e di complimentarsi con Mark Hoffman (Costas Mandylor), che è riuscito a salvare una bambina rapita (quella di cui si parla anche nel terzo e nel quarto capitolo della saga).

Non crede nella suo eroicismo l’agente Strahm (Scott Patterson) che, allontanato dal distretto a causa delle troppe morti avvenute durante le sue indagini, decide di scoprire la verità da solo: le sue ricerche lo portano ad individuare proprio in Hoffman il discepolo di Jigasw.

Nel frattempo, cinque individui, accumunati tutti da un comune denominatore, che devono scoprire, sono le nuove vittime dell’enigmista che, attraverso la loro sorte (unita alla storia del salvataggio della bambina), pensa di poter dare una copertura credibile al suo erede.

Saw V è il quinto capitolo della saga horror/splatter più seguita degli ultimi anni (già si sta preparando il sesto capitolo), diretta per la prima volta da David Hackl (prima di lui ci furono James Wan, che cominciò la serie e Darren Lynn Bousman che curò i primi tre sequel).

Pur leggendo il film con due ottiche differenti, quello dello spettatore che non conosce la storia di Saw, che quello del fan sfegatato di Jigsaw, il risultato è negativo: nel primo caso è del tutto inutile andare a vederlo, siccome la storia è pregna di riferimenti ai capitoli precedenti (dalla preparazione delle trappole, alle citazioni dei personaggi, che li hanno caratterizzati, prima fra tutte Amanda); nel secondo caso i continui riferimenti ai passati film, che servono per spiegare l’addestramento dell’erede dell’enigmsta, Mark, rovinano la tensione creata dai cinque malcapitati individui aspiranti redenti.

Deludono le attese sia la trama sconnessa, bucata (per lasciare altri aspetti da raccontare nel prossimo sequel) e telefonata dall’inizio alla fine (chi ha visto i film precedenti sa già come andrà a finire il film, mentre, soprattutto nel film d’esordio, il finale era esageratamente geniale), sia i nuovi giochi macabri orchestrati per far morire (o far sopravvivere, sempre che i candidati accettino una sorta di legge del taglione), le persone: ogni trappola ha già qualcosa di visto (le migliori a mio parere sono le prime due iniziali) e non si ha nemmeno il tempo di apprezzarla (o di vivere l’ansia dei malcapitati, che sono privi di empatia e vera e propria carne da macello), che già ha concluso il suo compito (nel modo immaginato).

Concludendo: Saw V è il capitolo meno splatter e più prevedibile dell’intera saga, forse creato solitamente per mostrare il passaggio di consegne tra il maestro Jigsaw e l’allievo. Certo, la tentazione di andarlo a vedere deve essere tanta (è su questo che giocano i produttori), ma se avete tempo di aspettare, vi eviterete una delusione, minima, se siete veramente affezionati a John, massima se ne avete solo sentito raccontare le gesta, ma non avete mai avuto la possibilità di vederlo con i vostri occhi.

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