Precious, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 2

Claireece Precious Jones (Gabourey Sidibe) è un’adolescente che vive nella Harlem di fine anni ’80, la ragazza cresce in un vero e proprio inferno quotidiano, visti i suoi problemi di obesità nessuno si accorge almeno per un po’ che è incinta per la seconda volta, quando la cosa viene scoperta scatta una sospensione da scuola che significherebbe la fine per l’unica via d’uscita che un’istruzione rappresenterebbe per Precious che si è dimostrata, nonostante le difficoltà, una studentessa molto dotata.

In aiuto di Precious arriverà un’insegnante che proverà ad indirizzarla verso una struttura scolastica alternativa che la ragazza nonostante le resistenze della madre (Mo’Nique), che non manca quotidianamente di picchiarla e vessarla, deciderà di frequentare conoscendo un’insegnante che la spronerà a lasciare quell’edulcorato mondo di fantasie fatto di lustrini, video musicali e celebrità da popstar in cui Precious si rifugia sempre più spesso, creando di volta in volta un sempre più rischioso distacco dalla realtà.

Precious che scopriremo essere stata molestata sin da bambina dal padre, sono infatti del genitore entrambi i figli avuti dalla ragazza, scoprirà che la sua fuga dal ghetto e da una famiglia che gli ha tolto tutto avrà un ulteriore ostacolo che si porrà tra lei è una vita che abbia una  minima parvenza di normalità, l’ulteriore drammatica scoperta di essere sieropositiva.

Il regista Lee Daniels trionfa agli Independent Spirit Awards e conquista due Oscar con questa struggente storia di ordinaria infelicità, che grazie alla carica emotiva disarmante dell’esordiente Gabourey Sidibe, un vero e genuino talento e di una sorprendente ed incisiva Mo’nique, ci regala una gamma di emozioni e suggestioni davvero  travolgente non risparmiandosi, in un film dove la ferocia del quotidiano colpisce dritto allo stomaco, ironiche e surreali incursioni tra rivisitazioni da neorealismo italiano e fughe oniriche alla Gossip Girl.

Precious è la rigorosa messa in scena di una vita vissuta, di traumi all’ordine del giorno, di voglia di fuga e di bisogno d’amore, questo mix di lucidità narrativa schietta e brutale e di speranzoso ottimismo di fondo arriva dritto al cuore, coinvolge e commuove per una genuinità da tempo latitante, persino nell’ormai sin troppo costruito ed autoreferenziale cinema indy.

Nelle sale dal 26 novembre 2010.

Note di produzione: nel cast compaiono i cantanti prestati allo schermo Mariah Carey e Lenny Kravitz e in un cameo l’autrice del romanzo originale Sapphire. Il film accolto con una lunga standing ovation al Festival di Cannes 2009 si è visto assegnare due Oscar per la miglior sceneggiatura non originale e alla miglior attrice non protagonista (Mo’Nique).

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