Parnassus-L’uomo che voleva ingannare il diavolo, recensione

di Pietro Ferraro 17

 Il dottor Parnassus (Christopher Plummer) ha il potere di risvegliare e materializzare i sogni, grazie al suo spettacolo itinerante e ad uno specchio magico che gli permette ad ogni esibizione di far vivere agli avventori una grande magia, ma dietro al potere di Parnassus e alla sua immortalità si cela un patto con il diavolo che ben presto esigerà di riscuotere il pagamento pattuito.

Ci fermiamo qui, Parnassus-L’uomo che voleva ingannare il diavolo come avrete intuito è una rilettura visionaria e barocca del Faust, purtroppo anche questa ennesima opera porta l’infausta firma del destino avverso e della sfortuna, che sembra non voler dar pace al visionario regista americano, minandone sistematicamente opere e sforzi, stavolta con l’improvvisa morte del protagonista Heath Ledger sostituito in corsa da un terzetto di talentuosi alter ego Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell.

Preparatevi ad un immersivo e fantasmagorico viaggio tra i baracconi di un Luna Park in cui la realtà è uno scomodo orpello da lasciarsi alle spalle, la fantasia regna sovrana sul palcoscenico di Gilliam e su tutto lo script, leggero come una piuma e concepito come una tela bianca su cui il regista possa far sfogare l’eterno bambino che giace in lui, un bambino che nasconde in sè luce e oscurità e li miscela con arguzia, plasmando a sua immagine e somiglianza sogni, visioni e fiabe come il suo collega Tim Burton, con una teatralità meno gotica, ma ugualmente barocca.

Ledger ci saluta con un personaggio misterioso, scampato alla morte che si unisce alla compagnia itinerante di Parnassus, viaggiando tra le dimensioni fantastiche create da Gilliam con una leggerezza che incanta, i suoi tre alter ego si prestano al gioco entrando senza sforzo nel rompicapo illusorio e onirico creato dal dottor Parnassus/Terry Gilliam.

Barocco, eccessivo, coinvolgente, ma anche sfrontato nel maneggiare immaginario e sogni, ogni tanto durante la visione si ha la sensazione di perdere qualche frammento, soverchiati dalla forza delle immagini, ma forse è proprio questa la bellezza di un’operazione del genere, un ultimo sentito omaggio ad un talento andato perduto e una sarcastica riflessione sul concetto stesso di immortalità.

Commenti (17)

  1. basta fare paragoni con tim burton -.- che trovo sempre più commerciale è, oltretutto, non ha mai diretto/scritto un capolavoro come brazil

  2. @ trillian:
    Ciao Trillian, il paragone tra Burton e Gilliam è inevitabile, è una questione di come entrambi sanno maneggiare immaginario e fantasia in modo del tutto personale, di punti in comune ce ne sono, per esempio i due stili si sfiorano e quasi collidono ne i Fratelli Grimm e l’incantevole strega, Detto questo è chiaro che i due registi hanno ognuno la loro personale impronta, sul fatto di etichettare Burton come commerciale permettimi di dissentire, ma questi sono punti di vista. Grazie per il commento e un saluto.

  3. Perdonatemi se sarò sintetico: una cacata pazzesca !!!!

  4. @ Mario:
    Certo la sintesi non è il tuo forte, magari una riflessione più consona sarebbe stata gradita, ma anche un non mi è piaciuto per niente sarebbe andato più che bene.

  5. A me il film non è piaciuto… Forse sarò entrato in sala con troppe aspettative (in seguito alla quasi estenuante campagna pubblicitaria), o comunque non armato dello spirito adatto per il film, ma lo trovato caotico, esagerato, talmente ricco di immagina da far perdere, a circa metà film, il filo della trama.

  6. Comincia a usare il verbo avere,poi magari puoi cominciare a scrivere.

  7. @ AntiBimbiMinchia:
    Guarda potrei anche considerare le tue osservazioni se contenessero un minimo di educazione e fossero meno aggressive, a proposito complimenti per il tuo username denota un invidiabile buon gusto. Diciamo cha da buon padrone di casa faccio leva sulla mia infinita pazienza e sorvolando sul tono, ti ringrazio per il commento e ti invito magari per un tuo prossimo intervento, se naturalmente ci sarà, a dire qualcosa che sia in tono con il sito. Lo so che sarà difficile, un’impresa davvero ardua, ma visto che si parla di film che ne pensi, faccio solo un’ipotesi, senza impegno, se provi a parlare che so….di cinema? buona giornata 🙂

  8. @ Massimo:
    Hai ragione sulla messinscena a volte eccessiva e caotica, ma Gilliam nel bene e nel male è anche questo, grazie del commento e un saluto.:)

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