Moonwalker, recensione

di Pietro Ferraro 3

Jacko un pò supereroe, un pò bambino, un pò cartoon dovrà difendere tre piccoli amici dai pericoli della strada e da un perfido trafficante di droga senza scrupoli che vuole distruggere la loro infanzia con la droga.

Inizia così per i quattro una lunga fuga per sfuggire alle grinfie del malvagio Mr. Big (Joe Pesci) e dei suoi pericolosi scagnozzi, fino a che Jacko non utilizzerà la magia della musica e il potere dell’immaginazione del bambino che ancora porta in sè per sconfiggere il male e salvare i suoi piccoli fan.

Ricordiamo ancora con una certa nostalgia quel lontano 1988, e il film di Jackson che scorreva sullo schermo, ipercolorato, eccessivo e splendidamente sconclusionato con il suo collage autocelebrativo che miscelava con nochalance stop-motion, videoclip ed esibizioni live, con gli sguardi pieni di meraviglia di quattro bambini, si perchè oltre ai tre piccoli protagonisti, c’era tutta l’anima fanciullesca dell’eterno Peter Pan Michael Jackson reduce dai fasti del tour dell’album Bad e con ancora tanta voglia di raccontarsi ed esprimersi con l’unico mezzo che gli permetteva di restare per sempre bambino, la musica.

Non c’è cinema nel senso più stretto del termine in Moonwalker, se non a sprazzi, frammenti e suggestioni, una trama esile come un filo d’erba per permettere a Jackson di giocare con immagini ed effetti speciali di altissima qualità, di raccontare in un sontuoso ed ipertrofico luna park la sua personale Isola che non c’è, un non luogo fuori dal tempo e dallo spazio dove rifugiarsi quando il mondo fuori diventa troppo anche per una superstar.

Chi conosce è segue Michael Jackson da tempo ne ritroverà l’estro e la continua ricerca della magia e dello stupore di un bambino imprigionato in un corpo di adulto martoriato dal bisogno di trovare un’identità e di fermare il tempo che avanza, che in parte rappresentano il fascino di un star tanto geniale quanto fragile, per gli altri un modo per scoprire il mondo di Jackson filtrato dal grande schermo e che neanche il grande schermo purtoppo è riuscito pienamente a gestire.

Se cercate una trama, un percorso narrativo, un minimo di caratterizzazione dei personaggi, lasciate pure perdere perchè questo non è certo il film giusto, se invece  come Alice deciderete di seguire il Bianconiglio nella sua tana senza porvi troppe domande e lasciando che sia il bambino che è in voi a prendere il sopravvento, allora potreste restare piacevolmente sorpresi del fascino di questo rutilante non-film.

Note di produzione: nel film compare una memorabile baby-parodia del video Bad, il film scritto da Jackson con lo sceneggiatore David newman, all’attivo i primi tre capitoli del Superman con Christopher Reeve, è co-diretto oltre che dallo stesso Jackson anche da Will Winton, Jim Blashfield, Colin Chivers e Jerry Kramer. Uno dei tre piccoli protagonisti è Sean lennon figlio di John Lennon e Yoko Ono.

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