Mia moglie per finta, recensione

di Pietro Ferraro 1

Danny Maccabee (Adam Sandler) è un chirurgo plastico di successo che in gioventù ha subito una grossa delusione d’amore che l’ha portato a diventare piuttosto cinico verso l’altro sesso e ad escogitare un sistema che gli permette di non impegnarsi con nessuna donna in particolare e avere di contro tutte le avventure che desidera.

L’idea è di fare l’opposto di quello che fanno tutti gli uomini sposati, che in cerca di un’avventura celano la loro fede nuziale, Danny in realtà single la sua fede invece la sfoggia e sopra ci costruisce un finto matrimonio disastrato e questo incredibilmente sembra ogni volta far breccia in tutte le donne che l’uomo incontra.

Purtroppo quando Danny sembra aver finalmente incontrato la donna della sua vita, la splendida insegnante di matematica Palmer (Brooklyn Decker) a differenza delle altre volte l’anello sortirà l’effetto indesiderato di far scappare la potenziale donna dei sogni, costringendo così Danny ad improvvisare inventandosi stavolta un divorzio in via di definizione, la cosa al momento sembrerà funzionare, ma quando Palmer gli chiederà di incontrare l’ex-moglie, il disastro incomberà nuovamente sulla coppia.

A correre in soccorso di Danny arriverà la sua assistente Kathrin (Jennifer Aniston) che per fare un piacere al suo datore di lavoro si fingerà la ricca, vanesia e fittizia ex-moglie di Danny, ma quando per una disattenzione lei nominerà i suoi due figli per Danny la bugia si trasformerà in una vera e propria recita in grande stile di cui perderà il controllo e che sfocerà in un indesiderato viaggio alle Hawaii con al seguito finta ex-moglie, finti figli, finto nuovo compagno della finta ex-moglie e naturalmente fidanzata vera.

Adam Sandler torna al formato family-movie in questo caso piacevolmente ibridato con la comedy all’insegna del goliardico e una intrigante e piuttosto azzecata deriva romance in stile Lo spaccacuori, una miscela che lo allontana dai lidi fiabeschi del mediocre Racconti incantati, sopperisce alle vistose mancanze riscontrate nel simpatico Un weekend da bamboccioni e per certi versi lo riconsegna ad una delle due dimensioni che più sono consone ad un comico di razza quale è Sandler, quella del film per tutti ben rappresentata da pellicole come Cambia la tua vita con un Click e quella surreale e dedita agli eccessi di Zohan-Tutte le donne vengono al pettine.

Mia moglie per finta nonostante l’assoluta prevedibilità dell’intreccio funziona a dovere, si ride a più riprese, si può godere di una deliziosa Jennifer Aniston ormai collaudata interprete da romance, di qualche folle comprimario e di una divertente e divertita apparizione della diva Nicole Kidman, si tratta di pura e semplice alchimia, alchimia tra i due protagonisti che su schermo funzionano e alchimia di una regia efficace del Dennis Dugan di Zohan, abile a sfruttare a dovere le esotiche location, le grazie della modella Brooklyn Decker e i centellinati guizzi di un Adam Sandler che gioca in souplesse.

Note di produzione: il film è un remake della comedy del 1969 Fiore di Cactus con Walther Matthau, Ingrid Bergman e Goldie Hawn basata a sua volta sullo spettacolo di Broadway Cactus Flower, lo script è di Timothy Dowling e Allan Loeb, quest’ultimo anche autore della sceneggiatura di Wall Street-Il denaro non dorme mai di Oliver Stone.

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