L’urlo dell’odio: recensione

di Redazione 5

Il miliardario Charles Morse (Anthony Hopkins) accompagna la bella moglie e modella Mickey (Elle MacPherson) per un servizio fotografico nella bellissima e selvaggia Alaska, con loro il fotografo e amico della coppia Robert Green (Alec Baldwin).

Morse, che è un appassionato di sopravvivenza e colleziona oggetti e manuali che insegnano ad affrontare la natura e a sopravvivere in circostanze difficoltose, decide di fare un sopralluogo con un biplano e coinvolge nell’escursione anche Green.

Il biplano a causa di in un guasto precipiterà in una zona impervia e abitata da animali selvaggi, e Morse e Green si ritroveranno soli a lottare per la vita contro una natura ostile e letale, che in più di un’occasione li metterà a confronto, così molti altarini nel momento di massima difficoltà verranno inevitabilmente alla luce.

Il regista Lee Tamahori, suo il bellissimo e intenso Once Were Warriors, ci mostra la natura selvaggia non solo in veste di suggestiva location e cornice, ma come vero e proprio personaggio recitante nonchè potente evocatrice di atavici istinti.

una coppia di protagonisti in forma, un Hopkins come al solito impeccabile e forse il miglior Baldwin di sempre, che segue senza perder troppi colpi la scia dell’esperto co-protagonista.

Il cinema di Tamahori è potente, evocativo e questo sarà l’ultima occasione di vederlo nella sua veste più vera e realistica prima di venir definitivamente fagocitato da Hollywood e visivamente addomesticato, basti ricordare scivoloni come Nella morsa del ragno, sequel de Il collezionista con Morgan Freeman, o l’anonimo Next con un Nicolas Cage veggente braccato dall’FBI.

L’urlo dell’odio miscela il dramma della sopravvivenza ad alcune situazioni tipiche del thriller, è a livello recitativo un vero e proprio menage a trois, dove la natura collabora laboriosamente a creare la giusta dose di tensione e inadeguatezza che affligono la coppia di protagonisti e di riflesso lo spettatore, che scopre quanto la bellezza possa essere letale, e di come madre natura sia zelante nel liberarsi di fastidiosi e inadeguati corpi estranei.

Commenti (5)

  1. il biplano cade per uno stormo di uccelli!non per un ”guasto”

  2. @ damiano:
    Caro Damiano lo stormo di uccelli causa un guasto, non credo dirotti l’aereo, già quando si racconta la trama di un film si rischia di rovinarne la visione con un eccesso di spoiler, se poi ne sveliamo ogni minimo particolare…grazie comunque per il commento e la precisazione 🙂

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